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POLITICHE
SOCIALI

PARI
OPPORTUNITA', ORA PIU' CHE PAROLE
La
legge voluta dalla ministra per le Pari Opportunità Prestigiacomo ed approvata
lo scorso 20 febbraio dal Senato, il quale ha chiuso così un iter legislativo
avviato nel marzo del 2000, rappresenta uno dei più alti momenti di integrazione
sociale che la storia della Repubblica possa vantare. Una riforma di cui
questo governo si è fatto carico strappando così alla sinistra un tema
da essa storicamente rivendicato, e che forse avrebbe potuto meritare
solo maggiore sensibilità da parte dei senatori della maggioranza, in
gran parte assenti al momento della votazione decisiva. Il testo modifica
in senso più attivo l' articolo 51 della costituzione, il quale sinora
si limitava a garantire l' assoluta parità di entrambi i sessi per quanto
riguardava le possibilità di accedere a cariche elettive e pubblici uffici.
La nuova formulazione prevede invece ora che la Repubblica "promuova con
appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne", ovvero
che lavori in prima persona per il processo di integrazione entro le strutture
istituzionali dello Stato. In termini concreti ciò dovrebbe, malgrado
la ministra non ne abbia fatto una conseguenza obbligata del nuovo testo,
portare entro breve tempo a una revisione delle leggi elettorali affinché
queste garantiscano quote bilanciate di candidati e candidate. Invero
un provvedimento del genere si era già avuto nel marzo 1993, quando venne
presentata la nuova legge elettorale comunale, ma due anni più tardi,
quando ancora si discuteva delle possibilità di attuazione, la Consulta
lo aveva bocciato, con la motivazione che assicurando già la Costituzione
parità di diritti tra uomo e donna, un ulteriore intervento in questo
campo avrebbe forzato (e quindi inficiato) il testo. Tempo dopo anche
il governo Jospin, in Francia, varò un sistema di quote elettorali che
però i più grossi partiti, compreso il suo, elusero dichiaratamente. Dunque
il nuovo articolo 51 avrà un senso solo se si riuscirà a tradurne lo spirito
in una serie di misure concrete, evitando, come ha ricordato la presidente
della Commissione nazionale parità della Presidenza del Consiglio dei
Ministri Piazza, di farne una proclamazione ideale di puro valore simbolico.
Grande importanza avrà così l' atteggiamento dei singoli partiti, presso
i quali l' argomento non è stato negli ultimi anni troppo considerato
se si pensa che la presenza femminile in Parlamento è di appena il 9,2
per cento (ultimo posto in Europa) dopo che nei primi anni ottanta si
erano raggiunti livelli più alti. Ad allontanare le donne dalla politica
è stata soprattutto la riforma elettorale che ha portato all' adozione
del sistema maggioritario, lasciando agli elettori di molte forze politiche
minore libertà di scelta.
Gianfranco
Pizzella

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