PER UNA RICERCA MODERNA

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Il ministro dell' Istruzione Moratti è decisa, malgrado le plateali proteste dei ricercatori sin sotto Montecitorio (poco in carattere, peraltro, con queste figure professionali) ad andare avanti nel suo progetto di riforma degli enti scientifici italiani, forte dell' avallo dello stesso Presidente del Consiglio. La rivoluzione proposta dalla Moratti (i cui decreti sono stati approvati il 31 gennaio 2003 dal Consiglio dei Ministri) andrebbe, al di là delle polemiche più pretestuose, valutata nei suoi punti essenziali.

Sostanzialmente essa punta a rivedere la stessa impostazione della ricerca scientifica, la quale, diversamente da quanto si vorrebbe far credere (anche da chi non vi è direttamente interessato) è attività che soffre degli stessi malanni da tempo connessi ai vari comparti pubblici: dalla burocrazia, allo spreco delle risorse, al parassitismo che ha portato alla formazione di molte più strutture di quante effettivamente ne servissero, e infine agli interessi personali di singole categorie.

Accogliendo un' impostazione già caldeggiata dal ministro Tremonti, il piano della Moratti riordina nel dettaglio la struttura degli enti, a cominciare dallo stesso Cnr. Qui, al posto del vecchio Consiglio direttivo, di nomina per metà governativa e per l' altra universitaria, vi sarebbe un Consiglio d' amministrazione formato di meno membri (9 invece di 7).

La sua composizione risulterebbe più aperta e democratica ove si pensi che tre di loro verrebbero nominati, rispettivamente, dalla Conferenza dei Rettori, da quella dei Presidenti di Regione, e da quella dell' Unione Camere di Commercio. Anche il Comitato di consulenza scientifica, organo di primaria importanza nella struttura dell' ente, diverrebbe Consiglio scientifico Generale, ed i suoi membri (20) verrebbero eletti per i tre quarti dal presidente del Cnr e dal suo Cda, e per l' ultimo dal Cnel (il Consiglio Nazionale dell' Economia e del Lavoro). Viene costituito così un più stretto raccordo con i generali indirizzi del Cnr e con le esigenze del mondo della produttività. Contestualmente gli Enti di Ricerca vengono decurtati da 19 a 10: alcuni saranno accorpati in enti di nuova formazione (l' Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica, e l' Enm, Ente Nazionale di Meteorologia), ma diversi altri passeranno nelle competenze del Cnr stesso, garantendo una sensibile semplificazione dell' apparato amministrativo. Più complessa è la valutazione dei nuovi intenti che la riforma vuole assicurare al mondo della ricerca.

Il piano traduce questo punto in una revisione dei finanziamenti Ue, che non verranno più distribuiti, come accade adesso, in modo indistinto, ma dovranno tener conto del legame tra i progetti di ricerca ed il mercato (i cosiddetti "centri di eccellenza"). In altri termini, l' onere per lo stato di sostenere la ricerca scientifica dovrà essere bilanciato da una ricaduta di questa nel mondo dell' economia e della produttività: una formula che già viene usata con successo in vari paesi industrializzati. Di fatto ciò comporterebbe una prevalenza della ricerca applicata su quella di base, e quindi, insinuano i critici, una ridefinizione in termini "aziendalistici" del mondo scientifico.

Ma pensare di contrapporre tra loro i due tipi di ricerca, quando essi necessariamente vivono di una relazione reciproca, è una mera assurdità. L' idea che esista una ricerca "pura", libera da obiettivi che debbano rispondere agli interessi di una società, è applicabile solo a realtà limitate: essa risente piuttosto di un certo retaggio culturale, che in Italia ha trovato il solito terreno fertile, e le cui applicazioni a livello pratico si sono tradotte in una politica di spreco delle risorse nonché nell' ennesimo, lungo treno burocratico, i cui vagoni forse si inizia solo ora a staccare.

Infine, c è da dire che malgrado molti organi di informazione abbiano cercato di dare l' idea di uno scontro globale tra Governo e mondo scientifico, in realtà quest' ultimo non è affatto compatto nella sua opposizione alla riforma; anzi, proprio per difendere il riordino degli enti, si è costituito un "fronte del sì" del quale fanno parte alcuni tra i più grandi scienziati italiani: tra questi,il fisico Zichichi, il vulcanologo Boschi, il presidente dell' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Barocci e quello dell' Agenzia Spaziale Italiana Vetrella. Il gruppo chiede che la comunità scientifica, anziché arroccarsi in difesa di quelli che reputa i propri privilegi, collabori per migliorare la riforma, integrando il lavoro delle tre grandi reti nazionali di ricerca, ovvero università, enti e industrie.

Gianfranco Pizzella

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