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GIUSTIZIA

Incredibile, di seguito, quello che scrivevamo 4 anni fa, a guardare alla sentenza della Cassazione ci si domanda: perché perdere tutto questo tempo? Naturalmente la domanda è retorica, perché conosciamo perfettamente la risposta.

TEMPESTA ANNUNCIATA

La notizia del mancato trasferimento a Brescia del processo Sme, che vede imputati tra gli altri Cesare Previti e lo stesso Presidente del Consiglio, non deve stupire ove si pensi che già da diverse settimane era in atto una radicalizzazione dello scontro tra potere politico e magistratura. In questo quadro rientrano segnali come la condanna al carcere di Giulio Andreotti, oggetto di duri commenti anche dall' opposizione, le tensioni registratesi lo scorso 14 gennaio a proposito dell' istituzione della Commissione d' Inchiesta su Tangentopoli (la formulazione del testo, opera del forzista Palma, conteneva esplicite allusioni al comportamento dei giudici milanesi), nonchè la plateale protesta inscenata da diversi togati alla cerimonia di inaugurazione dell' Anno Giudiziario, ove pure i rappresentanti dell' esecutivo hanno assunto un atteggiamento moderato.

Bene ha fatto Berlusconi, dunque, a parlare di un atteggiamento "corporativo" da parte della Cassazione, perchè questa è la chiave di lettura più plausibile. Finchè si trattava di censurare il famoso quanto scomodo (per i togati stessi) appello di Borrelli alla resistenza, la corte non ha avuto troppi problemi, ma quando ci si è trovati di fronte alla necessità di ottemperare ad un provvedimento che, secondo una ormai ben nota campagna di disinformazione, avrebbe rappresentato la realizzazione di determinati interessi politici, è prevalsa la logica della solidarietà tra simili.

E' tuttavia importante quanto hanno fatto notare subito Cossiga e poi anche lo stesso Previti, ovvero che le radici di questa decisione affondano, direttamente o indirettamente, nell' intervento del Quirinale a proposito del DDL Cirami. In effetti era stato lo stesso Ciampi, ancor prima dell' approvazione alla Camera del 5 novembre a riportare in auge la Cassazione "suggerendo" che le richieste di remissione venissero inoltrate alla Corte per un parere, e rinunciando in questo modo sia all' automatismo previsto in prima lettura del testo che all' annullamento d' ufficio degli atti processuali. Modifiche che la Cdl ha accolto in modo sofferto dovendo salvare il buon rapporto di Berlusconi con il Capo dello Stato ma che all' atto pratico si sono rivelate fatali.

L' atto della Cassazione ha in certo qual modo spiazzato la sinistra, che si preparava ad impostare gran parte della propria strategia sul presunto regime imposto dall' esecutivo con l' emanazione del DDL Cirami. Di fatto alcuni settori dell' Ulivo si sono mantenuti cauti temendo il risorgere dell' ala giustizialista all' interno dell' opposizione. Quanto alla maggioranza, dovrà scegliere ora se proseguire, in un simile clima, con l' approvazione della riforma Castelli della Giustizia. Ma intanto le parole del Procuratore generale hanno avuto l' effetto di far ricompattare i partiti dell' alleanza, decisi a difendere quell' investitura popolare che, proprio come otto anni fa, si sta cercando di delegittimare con gesti sin troppo espliciti.

Gianfranco Pizzella

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