I siti su Socrate*

 

 

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SOCRATE

Tutti i commentatori politico-filosofici vedono nella morte di Socrate, condannato alla pena capitale per empietà e corruzione dei giovani, il sacrificio di chi supinamente si prostra alla legge dello stato.

Leggiamo ad esempio nell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche "Egli volle così testimoniare il dovere di obbedire alle leggi dello Stato - anche se ingiustamente applicate - e bevve la cicuta dopo aver discusso coi suoi discepoli sul problema dell'immortalità dell'anima"

In realtà ciò non può corrispondere al vero in quanto in vita sovente Socrate aveva criticato le leggi ed i provvedimenti dello Stato e gran parte delle accuse dal punto di vista del governo della polis erano effettive e concrete.

Infatti, Socrate insegnava che la verità di una questione si ottiene dal diaologo e non da decisioni repentine e prive di contradditorio. Insegnava, quindi, precetti opposti a quelli che lo Stato rivendicava come educazione dei giovani.

Socrate decide di bere la cicuta e, quindi, morire, non perché volesse "...testimoniare il dovere di obbedire alle leggi dello Stato", ma perché reputava la fuga come una violenza al suo pensiero ed ai suoi valori morali.

Fuggire difronte alla condanna avrebbe significato fuggire dal modello e dall'esempio del suo insegnamento.

Fuggire avrebbe significato scappare dalle accuse, le quali erano vere nella prospettiva filosofica, che impegnava i reggitori dello Stato in una visione dell'educazione che partiva da verità, oggi le definiremo, dogmatiche.

Socrate, invece, credeva nel "Logos", ed il primo momento del dialogo è lo scardinamento delle convinzioni acquisite. Quindi, Socrate era colpevole delle accuse rivoltegli. Agli occhi dei reggitori dello Stato il "so di non sapere" aveva una forza dirompente sul radicamento del potere tramite la tradizione di valori ed ideali consolidati.

Il pensiero filofico di Socrate non può essere letto come una sorta di appiattimento del politico verso lo Stato, ma viceversa in un rinnovamento metodico e strutturale dei valori che incarnano lo Stato.

Per Socrate vale quanto detto per Platone, a lui sono estranei i concetti di "immortalità dell'anima" di cui sovente si discute. Non è possibile leggere gli antichi greci con gli occhi del medioevale. Per Socrate la Psiché non anela a paradisi, ma ricerca la verità del Logos, che rappresenta al tempo stesso un tramite ed un obiettivo.

Consolidata è in noi la certezza che il filtro medievale ha violentato il pensiero socratico, introducendo concetti a lui estranei come "l'immortalità dell'anima" o "la subordinazione del corpo all'anima".

Tale violenza ha condizionato il pensiero socratico fino all'avvento di Friedrich Nietzsche, che svela l'assurdità del concetto come verità definitiva, fino al concetto primo del divino.

Socrate, infatti, attraverso la dialettica non giunge mai alla conoscenza concettuale, ma ad una esperienziale sempre più evoluta e veritiera. Nei dialoghi Socrate non perviene mai alla teorizzazione di un concetto, ad esempio nella discussione intorno all'onestà egli e i suoi interlocutori non giungono mai al concetto di onestà, ma alla presentazione di comportamenti onesti e di uomini onesti da imitare.

Questo filtro medioevale ha condizionato un'altra visione socratica, quella della "maieutica". La storia del pensiero ha, fino a Nietzsche, letto tale problematica come una testimonianza della presenza immortale delle idee nello spirito dell'uomo. Anche l'ignorante, si dice, ha la possibilità di spiegare il concetto del triangolo, perché ha in se l'idea eterna della figura geometrica.

Ciò è improprio perché la maieutica è la metafora dell'aiuto a pervenire ad un idea. Non è l' idea che viene "tirata fuori", quanto la predisposizione a formulare idee. Ciò che l'uomo ha dentro di se non è l'idea, ma la possibilità di esprimerle. E' stimolando tale possibilità che si fabbricano le idee e non viceversa una stimolazione di idee già presenti che devono essere estratte.

La possibilità di fare figli non comporta l'esistenza di bambini, è la stimolazione di tale possibilità tramite l'amore che produce figli.

Socrate stimola la predisposizione-"buon senso" tramite l'amore-logos per giungere ad un figlio-idea, che deve necessariamente evolvere-crescere, fare altri figli e morire.

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