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::> EUROPA Patto franco-tedesco In occasione dei 40 anni del patto dell'Eliseo istituito il 22 gennaio 1963, i premier di Francia e Germania ribadiscono l'intento di una politica comune sullo scenario internazionale ed europeo. I due paesi sembrano uniti in un "comune destino", secondo la dichiarazione congiunta del presidente Jacques Chirac e il cancelliere Gerard Schroder. Il futuro non può essere disgiunto da un'Europa rafforzata ed allargata, pertanto entrambi i paesi propongono ai loro partner una visione congiunta dell'Europa di domani. In tale visione è compresa la creazione di un'unione della sicurezza e della difesa europea, migliorando cioè le capacità militari (sul modello del corpo d'armata franco-tedesco istituito nel 1991), e lavorare per una politica comune europea sul diritto d'asilo e l'immigrazione. Il 22 gennaio è diventato dunque il giorno dell'amicizia franco-tedesca, e come si legge nell'atto, "i due paesi avranno cura di rappresentare i punti di vista comuni anche nelle istituzioni internazionali, compreso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". I due paesi si sono dunque impegnati a creare una nuova figura istituzionale: il Segretario generale per la cooperazione franco-tedesca, una personalità che farà capo direttamente al cancelliere tedesco e al primo ministro francese. Entrambi i paesi intendono così rafforzare la loro unione a livello istituzionale, premendo per la creazione di un'Europa della sicurezza e della difesa e rinforzando il pilastro europeo dell'alleanza atlantica. Per quanto riguarda le riforme vi è l'impegno ad uno sviluppo delle politiche comuni dell'Unione e al loro adeguamento alle nuove realtà a cui si affacciano. Per il capitolo relazioni bilaterali si propende per l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in tutti i settori che riguardano i cittadini, e la consultazione tra i ministri dei due paesi al momento di redigere disegni di legge. Infine, l'adozione di una politica internazionale comune anche nelle riunioni internazionali, e una posizione comune sulle questioni fondamentali di politica economica e finanziaria ( finanziamento pensioni, sistema sanitario e mercato del lavoro), concludono la dichiarazione congiunta. Al di là dei trionfalismi che l'evento impone, Francia e Germania hanno qualche motivo per festeggiare. Il cancelliere tedesco e il presidente francese non hanno forse permesso, con l'accordo di ottobre a Bruxelles, che l'allargamento ad Est dell'Unione europea fosse possibile nel 2004? E non hanno dato un contributo decisivo ai lavori della Convenzione proponendo per l'Ue allargata una doppia e forte presidenza, della Commissione e del Consiglio? Dopo anni di stagnazione che hanno raggiunto il loro apice con la crisi del vertice di Nizza nel dicembre 2000, finalmente il vero motore d'Europa si è venuto a delineare chiaramente. E' molto probabile che l'allargamento dell'Unione europea abbia inciso verso una forte spinta dei due paesi a riaffermare il loro ruolo guida, prima che si compia l'evento dopo il quale l'esercizio di tale ruolo potrebbe risultare più difficile. La Francia non si è mai dimostrata particolarmente interessata all'allargamento, sia per timore di una espansione degli investimenti tedeschi ad est, che per la fine dei privilegi della PAC (politica agricola comune) a favore dei nuovi membri. Il vero timore, questa volta condiviso anche dalla Germania, è la maggiore influenza che gli Stati Uniti potrebbero esercitare. Infatti l'Europa centro-orientale si trova in una posizione più vicina all'America di quanto non lo siano i paesi della Ue. Fmi e Banca mondiale hanno plasmato le economie di questi paesi, sin dall'avvio del processo di democratizzazione, assimilandole spesso al modello americano in termini di liberismo e flessibilità, nel mercato del lavoro e il welfare. Gli investimenti diretti dagli Stati Uniti verso quest'area sono partiti subito dopo la caduta del Muro e continuano ad affluire a ritmo sostenuto: gli USA sono il primo Paese investitore in Ungheria e il secondo in Polonia, notoriamente due paesi con un forte sviluppo economico. La Germania è al momento la parte debole dell'asse; è stato deciso proprio in questi giorni al consiglio Ecofin tenutosi a Brucelles, di avviare la procedura di deficit eccessivo, avendo superato il limite del 3% nel rapporto defici-Pil previsto dal Patto di stabilità. In politica interna la coalizione politica rosso-verde uscita dalle elezioni con una maggioranza risicata, non sembra convincere l'elettorato. La Francia invece subisce soltanto un'"early warning" procedura di avvertimento che indica il rischio di superamento della soglia del 3%. Politicamente con la fine della coabitazione di centro-sinistra la Francia di Chirac dimostra molta sicurezza nel difendere gli interessi nazionali, com'è facilmente constatabile nel capitolo riguardante la revisione della politica agricola comune, rinviata a tempi congeniali a Parigi. Grazie a questo patto l'Europa ora sembra prendere una direzione più incisiva. Questo patto per una futura Europa a 25, può rappresentare un esempio di come l'unione fra paesi possa a livello politico, per lo meno dare una direzione certa e incisiva. Henry Borzi |
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