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::> EUROPA La Convenzione di Romano Prodi La sorpresa è, a volte, l'arma migliore e questo, Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea, probabilmente lo sa bene: con un team composto da cinque funzionari e, naturalmente, dai suoi due fidi commissari Vittorino e Barnier, lancia le prime sferzate contro chi, come il Presidente della Convenzione Giscard d'Estain, si attendeva forse una Commissione dimessa e taciturna. A Parigi, in partenza per Bruxelles, Giscard si è visto recapitare, alla Gare du Nord, un plico contenente la "convenzione" di Romano Prodi. Il professore bolognese si è affrettato a precisare che il suo voleva essere solo un contributo tecnico, un documento di lavoro, ma ciò non è stato sufficiente a calmare gli animi, in special modo dei commissari "esclusi"; in particolare Loyola de Palacio, vice di Romano Prodi, non consultata (come i colleghi Monti e Kinnock), la quale sta spingendo per l'istituzione di un super-presidente del Consiglio d'Europa (possibilmente Josè Maria Aznar). Critiche a parte, questo documento di Prodi composto di 145 pagine e chiamato "Penelope", si divide in tre parti: la prima passa in rassegna i "principi" ed è composta da 9 titoli e 105 articoli; la seconda tratta i "diritti fondamentali" e recepisce le posizioni scaturite a Nizza, la terza, destinala alle "politiche", è composta da quattro capitoli : "Sviluppo del modello europeo di società", "Politica economica e monetaria", "Rafforzamento dello spazio di libertà, di giustizia e di sicurezza", "Relazioni esitane". Vi sono, poi, alla fine, gli "atti addizionali", che trattano la difesa, l'Euralom, le competenze, ed il funzionamento delle Istituzioni ed altri settori specifici. Vi è anche un secondo testo: "Un'architettura istituzionale al servizio del progetto europeo". Questo consistente lavoro, preparato in stretto riserbo, tocca i punti caldi del dibattito e tende a rafforzare il ruolo della Commissione e del Parlamento, in contrapposizione all'idea di un Presidente del Consiglio forte caldeggiato da Francia, Gran Bretagna e Spagna. Per quanto riguarda l'Italia, Alfonso Dastis, membro spagnolo alla convenzione, sembra convinto che, alla fine, anche il nostro Paese si schiererà con i grandi. In patria, però, molte voci dell'opposizione, tra cui l'Onorevole Fava (DS), affermano che un Europa intergovernativa farebbe prevalere gli interessi di determinate Nazioni, a scapito di una Commissione imparziale ed indipendente, che deve essere rafforzata. Gianfranco Pini, membro della convenzione per il governo Italiano, ritiene che la strada migliore sia quella di un Presidente "semiforte", cioè di un Presidente del Consiglio eletto per due anni (e non cinque, come propone il blocco dei grandi, Francia in testa). Secondo l'Onorevole Fini, poi, è essenziale rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo. Come si vede, in Italia, vi e una spaccatura tra "federalisti" e "presidenzialisti": ciò accade solo da noi perché, su questo tema, gli altri Paesi hanno già una posizione chiara. Nel dettaglio il documento di Prodi propone di mantenere la rotazione semestrale per il Consiglio Europeo e per il Consiglio Aftari Generali, mentre, per i Consigli più tecnici quali: economia, trasporti, relazioni esterne, ecc., verrebbe eletto un Presidente "interno" per un anno. Le votazioni, poi, dovrebbero avvenire a maggioranza qualificata e doppia (cioè maggioranza in Consiglio e maggioranza della popolazione UE). Il Presidente della Commissione sarebbe eletto dal Parlamento Europeo a maggioranza qualificata ed i commissari verrebbero designati dal Consiglio, sempre a maggioranza qualificata, in accordo con il Presidente delta Commissione e con l'assenso dell'Europarlamento. Ciò permetterebbe la risoluzione del dualismo tra lo spagnolo Solana e il britannico Patten, commissario per le relazioni esterne. E' prevista, inoltre, la figura di un "Segretario dell'Unione", che sarebbe anche Vicepresidente della Commissione, nominato congiuntamente dal Consiglio Europeo e dal Presidente della Commissione, rappresentativo, dunque, di una sola voce, in politica estera. Accanto a questa proposta di Prodi i piccoli si stanno già organizzando; Olanda, Belgio e Lussemburgo hanno presentato un documento, appoggiato anche da altri, che si rifà, in gran parte, alle posizioni prodiane. A fine novembre scorso questi Paesi si erano riuniti anche con la Germania, che ritiene centrale il ruolo della Commissione e si esprime contro il super-presidente. Altro punto forte del progetto di Prodi è che, nel caso un Paese non dovesse ratificare la Costituzione, sarà tenuto a negoziare una separazione dall'Unione; questa misura impedirebbe di bloccare i processi decisionali. In passato, infatti, accordi molto importanti per l'Unione furono bloccati o ritardati dal veto anche di un solo Paese. Con l'Unione a 25, l'istituzione del voto a maggioranza qualificata è una priorità condivisa da tutti. |
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