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::> EUROPA Polonia un partner scomodo Con il vertice dei Capi di Stato e di Governo che si sta svolgendo a Copenaghen si chiuderą il negoziato sull'allargamento e la Polonia, il pił grande tra i nuovi paesi aderenti che conta circa 38,654 milioni di abitanti, riceverą il benvenuto a far parte dell'UE. L'accesso della Polonia suscita non poche preoccupazioni, in quanto é un paese caratterizzato da un'economia debole in gran parte controllata dallo stato e che sotto il governo di Leszek Miller sta assistendo ad un rallentamento del processo di privatizzazione. Il settore agricolo, che rappresenta meno del 5% del PIL nonostante impieghi piu' del 20% della popolazione, necessita riforme sostanziali, l'industria pesante, in particolare quella dell'acciaio ha bisogno di interventi strutturali, l'amministrazione statale ed il sistema giudiziario navigano nella corruzione, che sembra non essere diminuita con il governo attuale. Secondo alcuni esperti una riforma finanziaria nel paese risulterebbe di vitale importanza in coincidenza con l'appuntamento del 2004. L'accesso da parte della Polonia ai finanziamenti "Sapard" (misure di preadesione a favore di un sostegno dell'agricoltura e dello sviluppo rurale destinato ai paesi candidati dell'Europa centrale e orientale), non risulta stia dando i frutti sperati, in quanto le risorse finanziarie investite vanno ad interessare settori che, a causa degli elevati costi di produzione e gestione, non riescono ad essere competitivi sul mercato locale ed internazionale. La Polonia continua ad essere il paese maggiormente insoddisfatto, relativamente al piano finanziario stabilito dalla Presidenza Danese in occasione del Consiglio Europeo di Bruxelles. Infatti in questi giorni, precedenti al Summit di Copenaghen, il Ministro degli Affari Esteri polacco, Wlodzimierz Cimoszwicz, ha sottolineato che non é d'accordo con le misure stabilite nel pacchetto agricolo; che auspica un incremento degli aiuti diretti al 50% per il periodo 2004-2006 invece della proposta iniziale del 25% , che si accorcino i tempi relativi al periodo transitorio, inoltre maggiori quote per la produzione del latte e che venga considerato un budget piu' sostanzioso per i tre primi anni successivi all'adesione. Il governo di Miller si trova attualmente in una situazione di precario equilibrio, in quanto uno dei partiti della coalizione di maggioranza, quello degli "agricoltori", guidato da Eugeniusz Klopotek, sostiene apertamente che il pacchetto agricolo proposto dall'Unione Europea non offre strumenti per competere con gli agricoltori europei. Inoltre aggiunge che la Polonia rischierebbe, a causa della mancanza di competitivitą, di diventare importatore di prodotti come le patate e il latte che sono vitali per l'economia del settore e che queste misure potranno inoltre infliggere colpi duri anche ai grandi produttori nazionali di cereali. Le difficile posizione assunta dal partito degli "agricoltori" in merito alla questione agricola, ed in particolar modo la loro ferma richiesta di un incremento di oltre il 60% degli aiuti per il primo anno di adesione, sono oggetto di fortissime pressioni nei confronti del governo in carica. A questa situazione incerta non si deve trascurare che verrą probabilmente indetto un referendum popolare in Polonia nel mese di maggio e che il parlamento nazionale di ciascun nuovo membro sarą impegnato entro il 2004 a ratificare la propria adesione. La preoccupazione maggiore é che il castello sul quale é sorretto l'accordo, faticosamente raggiunto dalla Presidenza danese a Bruxelles, venga compromesso dalle nuove richieste espresse dalla Polonia, nonostante in questi giorni il Presidente della Commissione Romano Prodi e il Commissario incaricato dell'Allargamento Gunter Verheugen abbiano confermato che verranno generosamente stanziati per il progetto 42.5 miliardi di Euro come concordato nel Summit di Berlino. E' improbabile che la Presidenza danese sia disposta a cedere qualcosa sulla proposta finanziaria concordata al Summit di Bruxelles, in quanto una qualunque concessione in piu' fatta nell'interesse di uno stato rischierebbe di compromettere l'equilibrio faticosamente raggiunto insieme ai 10 nuovi membri e mettere a serio rischio quattro anni di intensi negoziati. Roberto Bruni |
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