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Unione europea ed il Protocollo di Kyoto
Accordo di Parlamento e Consiglio sul sistema di scambi di diritti di emissione

Bruxelles 05/07/2003:
Diminuzione delle emissioni dei gas ad effetto serra. Questo prevede l'accordo raggiunto sui permessi per le emissioni di gas a effetto serra. Il Parlamento europeo e il Consiglio, nella seduta plenaria del 25 giugno scorso, sono giunti ad un accordo sulla direttiva che, dal 2005, istituirà un sistema di scambi di autorizzazioni per le emissioni di gas a effetto serra tra le imprese dell'Unione europea.

La direttiva rientra nella fase di applicazione del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Dotandosi di questo sistema (sperimentale e limitato dal 2005 al 2008, collaudato e esteso dal 2008 al 2012), l'Unione sarà la prima organizzazione internazionale ad anticipare l'applicazione di questo meccanismo flessibile del Protocollo di Kyoto.

Funzionamento del sistema:
L'iniziativa della Commissione cade in una fase decisamente negativa per le performances ecologiche dei Quindici che, stando ai dati relativi al '98, avrebbero emesso più CO2 rispetto a quattro anni prima, con una produzione pro-capite ormai prossima a 9.500 chili.

Quanto costerà dunque eliminare questa nuova ondata di emissioni di gas a effetto serra che rischia di allargare ulteriormente il buco nell'ozono? Il prezzo non è ancora stato fissato, quello che è certo è che sono molte le imprese già pronte a pagare di tasca propria, acquistando appunto un pacchetto di diritti di emissione da un'altra azienda che, con il ricavato, investirà in ricerca e sviluppo per dotarsi di tecnologie produttive eco-compatibili. Risultato: a lungo andare l'impresa che ha venduto i diritti di emissione inquinerà proporzionalmente meno di quanto farà quella che li ha acquistati, con un beneficio netto in termini di riduzione globale dell'inquinamento atmosferico. La nuova direttiva stabilisce le regole di funzionamento del mercato delle emissioni affinché le transazioni avvengano in modo trasparente e concorrenziale e contribuiscano effettivamente alla salvaguardia ambientale. Lo stesso documento sfornato da Bruxelles tiene a precisare come "uno schema europeo diminuirebbe i fenomeni di distorsione della concorrenza e i potenziali ostacoli all'accesso potenziale sui mercati europei che si creerebbero se ogni Stato membro sviluppasse un proprio sistema". Nel quadro europeo, ciascun Paese avrà l'obbligo di elaborare e pubblicare ogni anno un prospetto delle emissioni delle aziende, che verrà esaminato e vistato da un gruppo di esperti. Nella tabella, ad ogni impresa verrà attribuito un determinato obiettivo di riduzione dell'inquinamento misurato in tonnellate di CO2. Per rispettare i propri impegni, le aziende avranno due opzioni alternative: o diminuire direttamente le emissioni oppure pagare altre aziende affinché riducano le emissioni anche per loro. E' prevedibile infatti che ci si troverà in una situazione in cui alcune imprese avranno difficoltà a tagliare i quantitativi di CO2 loro assegnati, mentre altre saranno in grado di andare addirittura al di là dei propri impegni, riducendo una quantità ancora maggiore di CO2. Da qui il principio della compravendita: le aziende meno virtuose potranno comprare un certo numero di diritti di emissione, cedendo in tutto o in parte i quantitativi loro assegnati alle aziende più innovatrici. Per facilitare il più possibile le transazioni a livello europeo, verrà istituito un apposito archivio elettronico che conterrà e aggiornerà tutte le offerte di vendita e acquisto di diritti di emissione nell'UE. Si parlerà dunque di una vera e propria borsa europea delle emissioni e sarà riservata esclusivamente alle industrie che emettono CO2 in grandi quantità. Si calcola che ad essere coinvolte saranno tra le 4.000 e le 5.000 imprese. L'obbligo di ridurre le emissioni e quello di investire in tecnologie eco-compatibili per le aziende che hanno ceduto diritti di emissione, ossia che si sono impegnate a ridurre anche per conto di altre aziende, dovrà essere rispettato a pena di multe salate: 1000 euro per ogni tonnellata di CO2 in più rispetto ai propri obiettivi, e due volte il prezzo di mercato dei diritti di emissione se l'industriale che li ha venduti non ha usato il ricavato per nuovi investimenti. Il sistema si applicherà inizialmente (dal 2005 alla fine del 2007) a tutte le imprese che generano emissioni di CO2 nei settori dell'energia, delle industrie dei metalli ferrosi, della carta e dei minerali. La Commissione europea dovrà anche esaminare l'opportunità di includere altri settori per il periodo 2008-2012, tra cui in particolare il settore chimico, l'industria dell'alluminio e i trasporti.

Criteri di attribuzione delle quote di emissione:
Riguardo ai criteri di attribuzione delle quote nazionali di emissioni, il testo dà un'indicazione vaga sul modo in cui gli Stati membri dovranno organizzare i loro piani nazionali, ossia, stabilire la quantità totale delle quote da attribuire. E' tuttavia precisato che, prima del 2008, la quantità totale di quote dovrà essere compatibile con l'obiettivo di riduzione delle emissioni di ogni Stato membro ai sensi del Protocollo di Kyoto.

Metodo di attribuzione delle quote:
L'attribuzione delle quote durante il periodo 2005-2007 prevede che gli Stati membri dovranno attribuire gratuitamente almeno il 95% delle autorizzazioni di emissione. Il rimanente 5% potrà quindi essere venduto all'asta, ma gli Stati non avranno alcun obbligo di ricorrere a questo metodo (nella sua posizione comune, il Consiglio aveva previsto che l'attribuzione delle autorizzazioni fosse gratuita al 100%). Durante il periodo 2008-2012 l'attribuzione dovrà essere gratuita per almeno il 90% delle autorizzazioni (conformemente a quanto previsto nella posizione comune del Consiglio).

Henry Borzi

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