::> EUROPA

La convenzione entra nel vivo

Dopo le prime proposte del presidente della convenzione V.G.d'Estaing e di Romano Prodi si è entrati nel vivo nel dibattito più' spinoso e atteso,Quello sull'architettura istituzionale dell'unione.

Per cercare di avere un punto di partenza comune accettabile Francia e Germania, dopo l'incontro tra i due leader, hanno elaborato una proposta per tentare di accontentare anche piccoli paesi e la commissione. La proposta prevede:un presidente del Consiglio stabile, a tempo pieno, eletto per 5 anni o 2 anni e mezzo rinnovabili ed un presidente della Commissione, eletto dal Parlamento Europeo. Per la politica estera poi si propone un sola figura che sarebbe una sorta di ministro degli esteri dell'unione. Il quadro però che si compone dopo la sessione di gennaio della plenaria della convenzione non e' del tutto favorevole a questo rinato asse franco-tedesco.

Se da una parte si può individuare una discreta maggioranza favorevole a un superministro europeo e a un presidente della commissione eletto dal parlamento di Strasburgo, le voci contro il presidente stabile del consiglio si sono levate forti e convinte.

Tra i primi a parlare G.de Vries, membro per il governo Olandese parla di "interferenze che potrebbero nascere tra le due istituzione e cio' porterebbe allo stallo,bisogna invece rafforzare il ruolo della commissione"; "c'e il rischio di arrivare ad avere due unioni europee e di creare un dualismo" gli fa eco il tedesco E.Brok. La portoghese Azevedo sottolinea poi che non bisogna arrivare alla creazione di un direttorio. Anche i paesi candidati reagiscono compatti contro il presidente forte: "Sono pienamente d'accordo con de Vries in più la rotazione garantisce l'uguaglianza tra i paesi" -avverte l'estone Horolei- "una commissione più forte e una maggiore uguaglianza tra gli stati" è la richiesta dello sloveno Rupel.

Dalla commissione poi Vittorino ci tiene a precisare che non è favorevole alla sola parte riguardante il presidente del consiglio ma che il resto del documento è accettabile.Sul fronte dei grandi Italia, Francia e Gran Bretagna fanno quadrato attorno alla proposta franco-tedesca a questi si aggiungono anche la Danimarca e parzialmente la Svezia .A Questo punto i paesi favorevoli rappresentano una netta la maggioranza della popolazione europea mentre come precisa l'olandese Maij-Weggen in seno alla convenzione solo dieci membri hanno dato il loro pieno sostegno a questa proposta franco-tedesca,da qui nasce dunque una discrepanza non da poco.

Giscard però in apertura di sessione aveva sottolineato che vi sono tre gruppi di paesi e il primo gruppo è il più popoloso e questo lascia intendere ovviamente molte cose.Per cercare di convincere i piccoli paesi le argomentazioni non mancano e il secondo giorno e'servito proprio a i grandi paesi per rifarsi un pò dopo la pioggia di critiche del primo momento. I tre ministri degli esteri di Francia, Germania e Spagna di sono affrettati a precisare che non c'è alcun rischio riguardante un direttorio del grandi ma che invece,come sottolinea Ana Palacio" si va verso una paralisi del consiglio anche perchè l'attuale sistema a rotazione era stato concepito non certo per un'unione a 25"; De Villepin mette l'accento invece sul fatto che anche un piccolo stato come la Danimarca sia uscito dalle vecchie logiche.Consenso quasi unanime invece sull'eliminazione del diritto di veto per le questioni di politica estera veto che pero' rimarrà per quel che riguarda i temi di sicurezza e difesa.

Alla fine nonostante lo scetticismo inglese anche attorno alla proposta di un unico superministro degli esteri europeo si e' creato un certo consenso .Interessante ma attualmente impraticabile la proposta di Dini, Follini e Tajani di creare un unico presidente per consiglio e commissione,per i commissari Barnier e Vittorino l'Europa non e' matura per tale passo ma nell'ipotesi probabile che l'unione voglia darsi un modello federale e' pienamente plausibile. Uno dei punti forti del testo e' l'eliminazione quei dualismi e quelle frizioni che già ora sono presenti.

Federico Grandesso

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