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Americhe Parole di Luis Pacheco, ex direttore di Pianificazione Corporativa e membro dell'Associazione Civile Gente del Petroleo. Quale e' la verità su PDVSA? Quando, come rivela il detto "la Prima vittima della guerra è la verità" . Se c'è qualcosa che tutti ed ognuno dei lavoratori petroliferi è che colui che rischia la vita ed il bene della propria famiglia, per cercare che attraverso un processo elettorale si risolva l'attuale crisi politica del paese, non può essere e non deve essere etichettato come "golpista". La nostra coscienza ed i nostri principi oltre al nostro comportamento completamente legato alla legge, sono la miglior difesa a questa calunnia. La nostra verità e' che abbiamo dedicato la nostra vita lavorativa alla costruzione di un paese migliore e che oggi, come cittadini, vogliamo a continuare a costruire un futuro migliore. Siamo stati molto ingenui a pensare che esercitare il nostro diritto civile era una cosa che non avrebbe avuto nessun costo. Alcuni di noi invece hanno già iniziato a pagare un alto prezzo con l'esercizio dei propri diritti ed altri sicuramente li seguiranno. Ma il prezzo più caro che tutti abbiamo iniziato a pagare è la diffamazione che il governo ed i suoi alleati, stanno seminando su PDVSA ed i suoi lavoratori. Come si può osservare nei mezzi di comunicazione controllati dal governo (tv, stampa, internet) PDVSA ed i sduoi lavoratori sono diventati il centro di un progetto di diffamazione senza precedenti nella storia venezuelana. La prima cosa che si osserva in questo progetto è il paradosso di un governo (anche se governo non è un sostantivo adatto da applicare così facilmente alla fazione politica che attualmente ostenta e abusa del potere) che insiste nel distruggere l'istituzione che genera più del 50% dell'ingresso fiscale, più del 70% delle entrate in $ e del 20% del PIL. Ci sono in realtà 2 progetti di origine diversa e con interessi diversi ma temporalmente alleati nell'infamia. Da un lato c'è il proposito di definire i lavoratori petroliferi "GOLPISTAS, SABOTATORI e DELINQUENTI" solo perchè hanno avuto il coraggio di esercitare il proprio diritto di dissentire e di aderire al "PARO CIVICO". Questo progetto ha origine nell'Esecutivo Nazionale e nelle proprie voci del presidente Chàvez, del ministro dell'Energie Ramirez e dell'attuale presidente di PDVSA Rodriguez Araque (ex-presidente dell' Opec). Il fine immediato è disarmare la legittimità etica della decisione dei lavoratori petroliferi di aderire al Paro. Dall'altra parte c' e' il proposito di definire il GOLPE PETROLIFERO che non e' altro che la continuazione della Leggenda nera che ci perseguita dall'inizio. Si accusano i lavoratori petroliferi di proteggere interessi internazionali e di conseguenza oscuri. Basandosi, poi, su questa infondata premessa si preparano una serie di argomenti per attaccare gli investimenti stranieri, la presenza di capitale privato, i costi, l'operato per conto di terzi, la vendita del crudo al mercato nordamericano e cioè tutto cio' che ha fatto di PDVSA , con mezzi oggettivi, un'industria di classe mondiale. Proprio coloro che fanno queste affermazioni diffamatorie hanno costruito la loro vita intorno al fatto importante di ignorare l'evento storico della nazionalizzazione del petrolio in Venezuela e i 26 anni di sviluppo dell'industria petrolifera nazionale. Questo ultimo progetto è il più nocivo a lungo termine in quanto ha basi ideologiche e che, anche se apparentemente, è in sintonia con l'attuale governo, quando si analizza in dettaglio, attacca la politica petrolifera ufficiale con la stessa veemenza. L'attuale ministro dell'energia (Rafael Ramirez) ed in particolare l'attuale presidente di PDVSA (Alí Rodriguez Araque) sono nella mira ideologica e l'attuale alleanza e' soltanto una tregua di convenienza. Ciò che unisce i 2 gruppi per il momento è il voler trasformare il petrolio venezuelano che è di tutti i cittadini, in un arma politica di pochi. Da una parte per finanziare il clientelismo che avevano promesso di eliminare e dall'altra come ambizione politica. Quale è la verità su PDVSA ? Quando come afferma il proverbio "la prima vittima della guerra è la verità" . Se c'è qualcosa che tutti ed ognuno dei lavoratori di PDVSA capisce e' che colui che rischia tutta la sua vita ed il bene della propria famiglia per chiedere di andare ad elezioni e risolver la crisi politica del paese non puo' e non deve essere chiamato golpista. La nostra coscienza, i nostri principi ed il nostro agire sono a favore, per e dentro la legalita' e sono la miglior difesa a questa calunnia.La verità è che abbiamo dedicato la nostra vita lavorativa alla costruzione di un futuro migliore. La nostra difesa e' quella di domandare e domandare di nuovo: perché un governo e' disposto ad assistere alla distruzione dell'apparato economico della nazione che aspira a governare? Per un progetto politico di esclusione e che la maggior parte della popolazione esige di sottomettere al voto. L'attacco tecnico nel quale si basa il progetto del golpe petrolifero merita alcune considerazioni anche se e' necessario ammettere che la complessita´ dei fatti fa si che la calunnia sia più facile da montare che da smontare. Questo progetto tecnico piú in la´ dell'uso di alcune cifre obiettive, che conferisce una credibilità ai propri argomenti di fronte a vari settori della popolazione nnell'uso costante della bugia e della menzogna (Chàvez ripete sempre che dire una menzogna 100 volte la fa diventare verità n.d.r.) . Smontare queste menzogne e' un compito difficile in quanto l'avversario possiede poca o nessuna restrizione etica di falsare e confondere. Cio' nonostante, esploriamo alcuni dei fatti reali circa PDVSA. Paragonare la PDVSA del 1976 , subito dopo la sua nazionalizzazione, con quella globalizzata del 2000 e' un paragone necessario e altamente istruttivo soprattutto se da ció si possono trarre lezioni per il futuro e non semplicemente se si usa come arma per giustificare la ricerca di presunti colpevoli di crimini immaginari. Questo progetto somiglia di piú alla Santa Inquisizione che ad un lavoro accademico sulla presunzione di colpa senza il dovuto processo. La PDVSA del 1976, dopo la nazionalizzazione e come conseguenza del processo di "riversione" era un prodotto del suo tempo e della sua storia. Era una industria con riserve provate molto limitate. Come risultato dl " disinvestimento" delle mutlinazionali ed aveva un apparato di attivi praticamente obsoleto e con una capacità di produzione in declino. La PDVSA del 76 era concentrata nella produzione ed esportazione del greggio a mercati controllati dalle multinazionali ed il suo operato si limitava al Venezuela. Le attività di esplorazione erano quasi inesistenti . Le raffinerie erano appena suffienti alla richiesta del mercato interno. Quella PDVSA non aveva attività petrochimiche, non produceva carbone e tanto meno orimulsion. Lo sfruttamento della fascia dell'Orinoco era una chimera. Essa aveva ovvimente dei costi piu´ bassi, il costo del capitale era quasi nullo, i suoi attivi deprezzati e la sua attivita' era basicamente quella di "mungere" ciò che aveva ereditato. Era l'epitoma del modello di rendita con poco investimento e massimo rendimento fiscale. (+ 80%). Argomentare che la PDVSA del 76 è il modello da ricatturare non e' solo una menzogna ma anche un imbroglio. Mantenere la base dei costi di quella PDVSA post nazionalizzazione non solo era impossibile ma anche indesiderabile in quanto condannava a breve termine l'estinzione dell'industria e l'economia nazionale. |
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