Il vuoto dei Ds

I democratici di sinistra sono un grande partito, rappresentano un quarto della popolazione italiana, ma hanno un enorme vuoto politico.

Vive nei DS una profonda frattura tra la base elettrice e la dirigenza. D'Alema, Fassino, Veltroni, Bersani sono molto ascoltati, ma non sono affatto seguiti. Gran parte delle iniziative o delle opinioni, che la dirigenza politica dei ds intraprende, sono criticate ed osteggiate e ricevono l'esclusivo appoggio delle rispettive correnti e dei mass media a loro vicini.

Emblematico è stato il caso sull'ipotetico regime, presente in Italia con l'attuale governo, che Massimo D'Alema negò o, andando più indietro, gli attacchi feroci all'ex presidente del consiglio sulla bicamerale, fino all'ultimo sondaggio dell'Unità dove l'ottantadue per cento degli partecipanti è contrario al fatto che dopo il voto all'Onu la presenza italiana in Iraq diventi legittima.

Di esempi se ne possono fare molti altri, sia sui temi sociali come la previdenza o il mercato del lavoro, che sulle problematiche economiche; tutti convergono nel dimostrare l'abissale divario culturale tra l'usuale bacino elettorale dei ds e l'elitè del partito.

Tutto ciò rende palese come la svolta di Occhetto è tutt'altro che compiuta. Infatti, quest'ultima ha investito pienamente una ristrettissima minoranza del partito, ed ha coinvolto la base elettorale solo superficialmente.

Quel "veniamo da lontano", slogan nostalgico dei primi congressi post PCI, caratterizza ancora la stragrande maggioranza dell'elettorato dei democratici di sinistra e si incarna nella figura di Cesare Salvi, testardo portabandiera dell'art.18.

Le indubbie capacità dei leaders DS sono protese in una guida del partito, che non si lascia guidare, perché non condivide o non vuole condividere, in questo momento storico, la spinta riformista.

Tutto ciò genera un comportamento ondivago e surreale: di giorno si annuncia l'opposizione radicale a qualsiasi riforma previdenziale, di notte, invece, si afferma che non è più possibile rimandare l'innalzamento dell'età pensionistica; di mattina si difende strenuamente l'art. 18, di pomeriggio si condanna un referendum, che lo vuole estendere; alle 10 ci si dichiara pacifisti senza se e senza ma, a mezzo giorno si bombarda con i tornado.

Da oppositori politici e da amanti della società italiana invitiamo coloro che si dichiarano riformisti ad adoperarsi nel praticare una sorta di "svolta 2"!

La svolta decisiva per far capire al paese se i democratici di sinistra sono semplicemente una bandiera che ruota a sinistra quando spira il vento rosso ed a destra quando spira quello bianco, oppure sono la forza trainante di un movimento socialmente ed economicamente riformista.

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