Sui Democratici di Sinistra

In una surreale enfasi romana i Democratici di Sinistra hanno sventolato la bandiera della vittoria e decretato prima di un'analisi complessiva la vittoria assoluta del partito.

In realtà i DS hanno registrato un calo delle preferenze. Infatti, da una media di 16,59%, ottenuto nelle precedenti consultazioni provinciali, sono passati al 14,67% del 2003. Hanno perso, quindi, l'1,92%.

Solo a Trapani e a Catania il partito di Fassino guadagna qualche punto, a Roma perde un punto ed ad Enna addirittura il 9%. Quest'ultimo dato è significativo, in quanto nonostante queste flessioni la coalizione di centro-sinistra ha vinto in quelle province.

Ciò è il preoccupante segnale che la coalizione si è pesantemente spostata verso l'estrema sinistra e verso il fondamentalismo ecologico.

Sull'altro versante, invece, Forza Italia ha registrato un guadagno rispetto alle precedenti tornate elettorali in quelle 12 province. Ha ottenuto infatti un incremento dell'0,99% (2003 15,55; preced. 14,56). Tale guadagno in realtà avrebbe potuto essere maggiore in quanto sia a Massa Carrara che ad Enna, province dove il centro-destra ha, comunque, perso, FI non correva da sola. Nonostante un guadagno non è possibile discernere con precisione assoluta i voti nelle due province.

Resta comunque il fatto che Forza Italia mediamente avanza, ma non in maniera vistosa. I DS, invece, perdono terreno, ma non in modo catastrofico.

I DS, a nostro avviso, continuano a pagare progressivamente un appiattimento ideologico sulla Margherita non riuscendo ad imporre una naturale leadership.

In tutti i paesi occidentali il leader del maggior partito all'interno di una coalizione è automaticamente il rappresentante della coalizione stessa.

Nel centro-sinistra italiano ciò inspiegabilmente (in verità i motivi sono maliziosamente chiari) non avviene. Per questa ragione il centro-sinistra non è credibile nell'essere forza di governo, in quanto non riesce ad esprimere una guida autorevole.

L'Italia non ha bisogno di un governo e un parlamento, che per liti interne non riesce a governare e legiferare. La stessa figura di Romano Prodi è incompatibile con le auspicate aperture a Rifondazione Comunista.

Il prossimo leader del centro-sinistra, per avere la possibilità di battere Berlusconi, deve necessariamente emergere dai Democratici di Sinistra.

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