La diffamazione

Vi sono alcuni cittadini italiani, che stanno cercando di "diffamare" il Paese nelle aule burocratizzate dell'Unione Europea.

Alcuni parlamentari DS dell'associazione Articolo 21 hanno presentato un documento nel quale si denuncia che in Italia non vige il pluralismo dell'informazione.

Il documento è riassunto da 5 punti:

1) l’allontanamento dagli schermi televisivi dei popolari giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro, perché sgraditi al Presidente del Consiglio Berlusconi;
2) la discriminazione attuata in danno dei dirigenti dell’emittente pubblica ritenuti contrari agli orientamenti governativi;
3) la repressione, anche mediante provvedimenti disciplinari, della critica e della satira nei confronti di esponenti del Governo;
4) l’addomesticamento dell’informazione giornalistica in funzione degli interessi delle forze di Governo;
5) il depauperamento dei palinsesti RAI a vantaggio del gruppo Mediaset, controllato dal Presidente del Consiglio.

In questo documento si chiede all'Unione europea "...l’apertura di una procedura di infrazione in base all’art. 7 del Trattato di Maastricht nei confronti del Governo italiano, per violazione del diritto fondamentale dei cittadini alla libertà e al pluralismo dell’informazione."

Tutti e cinque i punti sono, a nostro avviso, oggetto di mistificazione e falsità nei confronti di una delle migliori televisioni del mondo. Nessuna televisione del mondo è tanto plurale quanto quella italiana, nessuna televisione di Stato possiede tre reti televisive con diverse mission e diversi aspetti socio culturali, che vengono prospettati. Nessuna televisione possiede 5 reti commerciali a livello nazionale e centinaia di reti locali libere ed indipendenti.

L'Italia è uno dei paesi al mondo con il più alto numero di giornali e riviste, la maggior parte di questi è di orientamento di centro-sinistra e di estrema sinistra.

Il primo punto è smentito dai fatti: l'errore di allontanare Michele Santoro è stato compensato degnamente dalla trasmissione di Floris, Ballarò, che nulla ha da invidiare a Sciuscià; Enzo Biagi ha rifiutato le offerte di trasmissioni.

Il secondo punto è smentito nel nome e nell'essenza stessa del nuovo presidente Rai. Mai nella storia della televisione pubblica il presidente era stato di orientamento avverso a quello della maggioranza di governo.

Il terzo punto è quello più ridicolo: i palinsesti, soprattutto, delle reti mediaset sono pieni di trasmissioni che ironizzano e conducono pesante satira contro il governo (ad esempio le trasmissioni satiriche più viste Le Iene e Mai dire Domenica).

Anche il quarto punto è smentito dai fatti, ogni provvedimento del governo viene analizzato, commentato e criticato, ogni dichiarazione del Premier viene analogamente posta ai raggi x. Non vi è nessun telegiornale che nel dare una notizia non riporta entrambe o più versioni e visioni politiche.

Analizzando le sei trasmissioni di approfondimento socio-politico delle reti Rai (Porta a Porta, TV7, Ballarò, Primo Piano, Excalibur e Report) non si può affermare, nel modo più assoluto, che manchi il pluralismo.

Il quinto punto è smentito dai buoni dati auditel e dalla raccolta pubblicitaria fatti registrare dalla televisione pubblica.

Il disgusto che provoca questo provvedimento redatto da cittadini italiani contro il Paese stesso è un forma grave di autolesionismo, ordito per esclusive ragioni politiche.

E' quantomai paradossale che nessuna voce di Articolo 21 si alzò quando nella Rai di Zaccaria vennero confezionati dei falsi giornalistici come la conferenza di Rutelli con assenza di pubblico, montata, invece, con pubblico gaudente e plaudente.

Infine, un ultimo appunto sulla comunicazione web: l'80% dei siti internet italiani d'opinione politica sono avversi al governo ed alla sua maggioranza, forse se gli esponenti di Articoli 21, oltre che possedere un web site, navigassero un pò di più non si renderebbero protagonisti di siffatti "diffamatori" documenti.

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