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I disfattistiLeggendo un editoriale di Nicola Rossi su L'Unità dal titolo "Silvio B., il re dei tarocchi" ci siamo tristemente resi conto come una parte d'italiani ricerchi con spasmodica attenzione tutte le notizie negative per il paese. L'Unità è l'organo d'informazione di tali concittadini. Il quotidiano tralascia, infatti, tutte le notizie positive come il miglior tasso d'occupazione degli ultimi 10 anni 8,9%, il secondo miglior dato degli ultimi vent'anni del fabbisogno statale sceso del 25% rispetto all'anno scorso, mettendo in primo piano solo quelle negative. Tale disfattismo è giunto fino all'editoriale in questione. Il buon Rossi, invece, di rallegrarsi, che secondo il governo il paese è cresciuto un pò di più rispetto alle ultime rilevazioni, asserisce che il premier è uno pseudo mago autore di abili trucchi con le carte. Nel merito queste offese hanno come oggetto la valutazione di un modesto 0,2% in più sul prodotto interno lordo. Il premier, usando il condizionale, ha sottolineato come valutando determinati dati (consumo d'energia elettrica, nuove aziende) il P.I.L. potrebbe essere riveduto al rialzo dallo 0,4% allo 0,6%. Un cittadino normale a tali osservazioni affermerebbe il suo augurio ed il suo ottimismo, invece Rossi e L'Unità dichiarano perentori: "assolutamente no, se il Pil si alza, Berlusca ha cambiato le carte". Francamente ciò è molto triste, perché l'essere comunità aspira al miglioramento ed al benessere. Nicola Rossi ed il quotidiano diretto da Furio Colombo, invece, aspirano al negativo, nell'esclusivo auspicio di riuscire a criticare l'attuale governo. Ma c'è di più...la mancanza totale di rispetto. L'ultima proposizione del discutibile editoriale "Se - Berlusconi - vuole davvero affrontare il declino del paese non rovisti tra i dati, si guardi allo specchio", sottolinea come ci sia un atteggiamento a prescindere critico. Rossi e con lui molti italiani non guardano più al merito delle questioni, ma a chi le espone. La realtà economica degli ultimi dieci anni afferma senza alcun dubbio il modesto tasso di crescita del paese, quando il vento soffiava forte sui mercati e la conseguente, per certi versi straordinaria, tenuta dell'economia italiana quando è giunta la bonaccia degli ultimi due anni. La profonda crisi tedesca e quella francese insegnano. |
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