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| Referendum
in Veneto
Come da previsione il Veneto non ha risposto alla convocazione elettorale da parte della sinistra tout court e sono così andati in fumo 20 milioni di euro, che, per chi non avesse ancora dimestichezza con la nuova valuta, equivalgono a circa 40 miliardi di vecchie lire. I buoni scuola rimangono dove sono, migliaia di famiglie in Veneto continueranno ad avere la possibilità di accedere ad un contributo per poter iscrivere i propri figli alla scuola che desiderano. Questo referendum mette in luce due aspetti politici rilevanti. Il primo: l'Ulivo (P.S. la Margherita ha votato "no") non è disperso e nemmeno moribondo, è morto e sepolto. Sui grandi temi come la guerra (Vai all'articolo "La morte in guerra dell'Ulivo!") o l'educazione, le anime del centro-sinistra non sono, semplicemente, in disaccordo, hanno, in realtà, due diverse visioni del mondo, del sociale, dell'economia e della società contemporanea. La sinistra ha un modo pessimistico nell'affrontare le questioni sociali, perché è nichilista nei confronti della società contemporanea. La sinistra europea e soprattutto quella italiana vive nel non essere qualcuno o qualcosa, lei è, perché diversa da..., ma in realtà in tale idealistico atteggiamento risiede il nulla più disastroso e inerme. Il secondo, più importante, aspetto è da rintracciarsi nel fatto che il "sistema" referendum non è più in grado di rappresentare la volontà dei cittadini. Il referendum Veneto, la cui adesione non ha superato il 20% degli aventi diritto al voto, quello del Friuli, dove il 23% della popolazione ha deciso di abrogare il sistema elettorale, che la rappresentanza della maggioranza degli elettori aveva scelto, fanno si che tale "sistema" deve essere messo in discussione. Il "sistema" referendum è stato abusato per questioni di contorno e di pratica, perdendo, così, la forza che lo aveva imposto, ad esempio per l'aborto e per il divorzio, come strumento fondamentale per la democrazia. E', quindi, necessaria la riforma del referendum, nella sua modalità di raccolta firme e, soprattutto sul numero di queste ultime. Si potrebbe iniziare a discutere se sarebbe opportuno raccogliere almeno il 25% di firme sul totale degli interessati al voto. Ad esempio se si dovesse votare per l'abolizione del Senato, questione di portata nazionale, si dovrebbero raccogliere circa 12 milioni di firme su circa 48 milioni di cittadini aventi diritto di voto.
Di
seguito Articolo del 04/10/02 Sono stati spesi 20 milioni d euro per una questione che poteva essere risolta con un po' di buon senso. Il referendum vuole abrogare una legge che agevola le famiglie con dei buoni in denaro per l'accesso alle scuole private. Il referendum, promosso dalla sinistra tout court, è osteggiato dal centro-destra, che ha varato la legge, ed è criticato dalla Margherita, che voterà per il no all'abrogazione. In breve, la sostanza della questione è da rintracciarsi nelle rispettive intransigenze, le quali hanno fatto gettare nel water 20 milioni di euro. Da un lato l'ideologica ritrosia della sinistra all'agevolare le scuole private, dall'altro la sproporzione dei fondi tra buoni per le scuole private ed i finanziamenti alla scuola pubblica. Un equilibrio delle risorse avrebbe probabilmente impedito la sperpero assurdo di denaro pubblico. La scuola privata è l'unica prospettiva percorribile per un futuro roseo della scuola in Italia, solo attraverso lo sviluppo del privato sarà possibile gradualmente migliorare la scuola pubblica. Rimane inaccettabile l'equazione privato-buono pubblico-cattivo. Incentivare la scuola privata non significa togliere risorse a quella pubblica come ha fatto forse grossolanamente il centro-destra in Veneto. Bisogna ripensare a forme di finanziamento alternative, all'entrata necessaria delle aziende nelle scuole. Questo purtroppo è un problema per la sinistra italiana che considera astrattamente l'azienda come qualcosa di distinto dalla cultura e dall'educazione. Nulla di più sbagliato. L'azienda rappresenta il percorso e lo sviluppo della società, che vede nei giovani il suo futuro. La risorsa della scuola deve essere quella di unire studenti ed aziende, per maturare i primi al mondo reale e vivificare con nuove idee ed energie le seconde. Su questa linea non è più tollerabile che un giovane esca dall'università senza conoscere nulla del mondo lavorativo che potrebbe trovare sulla sua strada. Vi è una fase dello studio nella quale il docente deve maturare lo studente allo spirito critico ed alla riflessione personale, ma ve ne un'altra altrettanto importante dove solo chi ha una professionalità specifica può insegnare, semplicemente spiegando se stesso e la sua attività. |
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