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Un solo sconfitto: la CGIL
Il referendum sull'art. 18 ha registrato, a nostro avviso, un vero ed unico sconfitto: la CGIL. La CGIL esce politicamente devastata da questo voto, in quanto il suo cavallo di Troia per conquistare la città governativa si è azzoppato su falsi valori e su vecchie concezioni del lavoro. Il voto, anzi il non voto consapevole e voluto ha devastato il contenuto, le motivazioni, di quanti vogliono assoggettare a tutto il paese idee e visioni di parte. Infatti, non esce tanto sconfitto il tema o la problematica del licenziamento ingiusto, quanto la forzatura di parlare in nome di... Da oggi la CGIL non può più fare battaglie politiche parlando a nome di tutti i lavoratori, non può invocare di volta in volta a suoi rappresentanti tutto il popolo italiano o tutti i cittadini, perché non li rappresenta. La CGIL rappresenta 5 milioni di persone di cui 2,4 milioni di pensionati e nessun altro. I suoi leaders da Cofferati ad Epifani hanno condotto, in questi due anni, una battaglia tirando in ballo tutto il mondo del lavoro, tutta l'Italia, ma questo mondo e quest'Italia li hanno, finalmente, ridimensionati, spostati in quel'alveo di parte minoritaria di un tutto complesso e variegato. Il più grande sindacato italiano è il vero sconfitto da questo referendum, sconfitti i suoi scioperi, le sue polemiche, il suo costante contrapporsi per ragioni politiche ed opportunistiche al governo del paese. La quasi totalità degli italiani hanno decretato la fine di una battaglia pretestuosa ed inutile, la fine dell'uso di cavalli di troia di vetro, dove tutti possono vedere i nemici nascosti nei loro ventri. Questa politica condotta sullo scontro è stata spazzata via. Questo referendum ha spazzato via il modo con cui un parte minoritaria dell'opposizione al governo del paese conduce la sua battaglia politica. Sconfitta, quindi, in primo luogo la CGIL, poi i partiti comunisti, i verdi, una parte importante dei DS e un piccola parte della Margherita, capeggiata dal senatore, Nando Dalla Chiesa. Questo consultazione urla forte il suo "no" alla contrapposizione violenta, alla pretestuosità degli argomenti usati nel conflitto politico ed al giustizialismo. Non ha vinto l'astensionismo di disaffezione, ma il non voto critico e voluto. Nessuno è andato al mare come preferenza di piacere al dovere ed all'impegno politico, ma come chiara volontà di abbattere uno stile politico, che privilegia l'ideologia alla pratica, la demagogia all'amministrazione. La testimonianza di ciò è (non c'è ne voglia il lettore per l'ironia) rappresentata dalla più bassa affluenza al voto: 18,3% registrata in Trentino Alto Adige, dove si sa il mare non c'è... |
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