...e lui scompare

Dopo aver speso decine di milioni di euro per due scioperi generali nei quali in modo veemente si attaccava il governo, reo di voler togliere le tutele dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori...

Dopo aver indicato in quel'articolo la quintessenza del lavoro...

Dopo essersi squarciato le vesti, perché il governo promuoveva in modo sperimentale e temporaneo una sospensione di quel benedetto articolo...

Dopo aver inventato e promosso la campagna "tu togli io firmo"...

Dopo aver raccolto le firme per indire un referendum, che estendendesse a tutti i lavoratori le minime, a nostro avviso, tutele dell'art. 18...

Sergio Cofferati è scomparso.

Per mesi non si sapeva se il "cinese" avrebbe cavalcato l'onda referendaria o si sarebbe supinamente adeguato agli interessi di partito.

Fausto Bertinotti, da ex segretario della Cgil, si è subito impossessato della grande campagna antigovernativa, associando la strenua difesa dell'art.18 con l'inevitabile sua estensione a tutti i lavoratori.

Al Rifondatore del Comunismo si sono uniti i compagni di Cossutta e gli ecologisti militanti, nonché il sindacato più numeroso d'Italia, la Cgil, nella persona di Epifani, successore di Cofferati alla segreteria.

Mentre si discuteva di diritto del lavoro e riforme, Sergio Cofferati rimaneva confinato, un pò come Monsignor Milingo, dopo aver consumato il tradimento verso la regola ecclesiale della castità.

Alla fine, però, da buon politico ricompariva il 12 maggio sottoforma d'intervista all'Unità, nella quale, sorprendendo sicuramente i 2,5 milioni d'iscritti della Cgil, affermava la sua astensione dal Referendum del 15 giugno.

Al giornale di Colombo, Cofferati arriva a sentenziare: "Il referendum abrogativo della soglia dei 15 dipendenti per l’applicazione del reintregro previsto dall’art.18 è uno strumento inefficace e distorsivo. Non risolve nessun problema e ne crea di nuovi. Ho detto all’epoca ai promotori, e non ho cambiato idea, che consideravo e considero la loro scelta, al di là delle intenzioni dichiarate, un grave errore e oggettivamente diversa, per ragioni di merito e di effetti prodotti, dalla strategia che la Cgil in quel momento praticava».

Inefficace e distorsivo?...dopo che per un anno l'ex leader della Cgil ha concentrato l'azione di tutta l'opposizione politica al governo di centro-destra sull'art.18.

Se per un anno Sergio Cofferati continuava a dichiarare che il dialogo sarebbe ripreso solo quando il governo stralciava le modifiche sull'art.18

Ebbene La-politica.net non si stupisce della posizione astensionista di Cofferati nei confronti del referendum, ma rimane allibita da quanti nella sinistra possano vedere nel "cinese" un vero leader politico.

La realtà è di un individuo che ha cavalcato la protesta per un suo esclusivo tornaconto, perché un vero politico quando combatte una battaglia è coerente con se stesso fino alla fine.

Quindi, se reputa, per noi sbagliando, che l'art.18 è l'essenza del diritto del lavoro è sacrosanto che la battaglia, che egli dovrà combattere, è quella per l'estensione a tutti i lavoratori.

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