Sciopero generale...Perché?

Per quanto ci si sforzi a capire le ragioni di questo sciopero generale del 16 aprile non si riesce a trovarne.

Si sciopera perché stanno per essere applicate norme che attaccano i diritti civili? Non ci sembra. Si sciopera perché il governo ha deciso di licenziare tutti lavoratori? No, tutt'altro l'art.18 rimane inalterato per tutti coloro che ne hanno diritto.

Si sciopera perché si è contro norme che possono aumentare l'occupazione, favorire la crescita delle piccole imprese, far emergere dal nero alcuni lavoratori, dare più sicurezza a lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato? Si, si sciopera contro tutto questo.

Questo sciopero indetto dal sindacato è contro la piena occupazione, è contro la possibilità di vivere da uomini liberi in un mercato del lavoro che è diventato una gabbia.

Il posto fisso nella sua generalità è qualcosa di vecchio e nauseante, contro la dignità dell'uomo, le sue aspirazioni, il suo saper fare e le sue libertà.

L'art. 18 è il frutto di una visione del lavoro che oramai è muffa. L'art.18 rappresenta quel concetto del lavoro che si esprime nella necessità e nell'oppressione. Il lavoro da molti anni è cambiato, è legato alla realizzazione del se, alla determinazione della propria felicità e delle proprie aspirazioni.

L'art. 18 è il risultato di lotte giuste contro lo strapotere dell'imprenditoria sul lavoratore, che veniva considerato al pari di un animale.

Oggi non è più così. Il lavoratore è la vita di una azienda, la sua linfa. In molti casi concorre alle decisioni aziendali ne è parte integrante.

Chi fa impresa vorrebbe sempre più lavoratori, perché questo sarebbe indice di successo. E' assurdo pensare che, a prescindere, l'imprenditore è per il licenziamento sfrenato. Non è vero.

Oggi in Italia non si può lottare per vecchie norme, che nessuno usa, ma si deve scioperare per l'abbassamento fiscale delle imprese, per l'agevolazione alle assunzioni, per il Part Time, per efficienti ammortizzatori sociali.

Gran parte delle menti, che guidano i sindacati, sono legate a schemi concettuali sul lavoro superati da decenni. Il lavoro non viene creato da articoli di legge che difendono determinati privilegi acquisiti, ma dalla libera iniziativa degli individui.

Il lavoro non deve più essere dato, ma deve essere creato. Ogni cittadino dovrebbe essere messo nella condizione di fare ciò che meglio realizza le sue passioni e le sue aspirazioni.

Per questa ragione la riforma sull'art.18 è nulla in confronto alle riforme enormi da fare: la scuola, le tasse, il rapporto cittadino-stato.

A differenza del governo per La-politica.net l'art. 18 va abolito e sostituito dal solo equo indennizzo una volta che il giudice ha riconosciuto la mancanza della giusta causa.

N.b. Il bilancio di una azienda deve essere una giusta causa per poter licenziare!!!!!

17/04/02 Chi difende l'art. 18 rappresenta il vecchio, la religione dogmatica del lavoro, chi ha scioperato rappresenta in generale la parte meno intraprendente del paese, quella pił legata a schemi concettuali assistenzialisti e statalisti. La cartina al tornasole di queste opinioni sono stati gli indici di borsa che in modo palese proprio il 16 aprile hanno fatto registrare le quotazioni massime 24.121 punti il Mibtel e 33.309 punti il Mib30 dall'inizion dell'anno.

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