Il delirio di Giorgio Bocca

Dopo Enzo Biagi anche Girogio Bocca è stato colto dal delirio partigiano anti-berlusconiano.

In un intervista all'Unità, www.unita.it, gettando ignobile fango su 20 milioni d'italiani, che hanno riposto la propria fiducia nell'attuale premier, dice del centro-destra: «Di fronte a questi persino Mussolini e i suoi gerarchi farebbero bella figura».

Gli viene chiesto del fatto che Berlusconi si è avvalso della facoltà di non rispondere in occasione della trasferta romana dei magistrati, che stanno giudicando Marcello dell'Utri e Bocca risponde testualmente: «Inutile chiedersi le ragioni dell’indifferenza, dell’arroganza, inutile interrogare Berlusconi sui rapporti con la mafia. Inutile cercare di capire le ragioni di una sistematica negazione delle regole. Berlusconi ha violato la legge cento volte e con ripetuta e straordinaria chiarezza ci fa sapere che lui non intende sottostare alla legge. È un piccolo dittatore. Un dittatore lo si combatte. O lo si tiene, rassegnandosi...». Questa risposta, però, oltre ad essere "beceramente" offensiva, non tiene conto del fatto che Berlusconi ha già chiarito tutti i fatti mille volte e, soprattutto, era richiesta una semplice testimonianza.

Inoltre, vorremmo capire in che modo il premier è un dittatore, perché alla fine il buon Bocca non lo spiega.

Su questa piega intervistato ed intervistatore si lasciano andare ad una violenza dialettica fuori da ogni schema democratico, riportiamo per interno le domande e soprattutto le risposte:

Non ci sono vie di mezzo. Come lo si combatte, però? Dirà che è stato eletto democraticamente, tirerà fuori il suo sondaggio che gli attribuisce la maggioranza dei favori, sempre il cinquanta più uno... «Certo, come combatterlo. Il problema sta qui. Però conosciamo la storia e conosciamo le dinamiche della dittatura...». Resti fermo nella tua convinzione: un piccolo dittatore per una piccola dittatura... «Che cosa vuoi pensare? Mi ripeto. Che cosa dovremmo aspettarci? Come giudicare uno che vuol fare alla sua maniera il padrone della Rai? Piuttosto mi domando in che cosa consista la resistenza democratica. Non lo capisco...». Non so. Aspettiamo d’andare a votare. Fra tre anni... «Per capire, ci sarebbe la storia con le sue lezioni. Prima cosa: come Mussolini è andato al potere. Seconda: come se ne è andato Mussolini e come se ne è andato Hitler. Perdendo una guerra. Non si sono tirati in disparte, perchè erano stati sconfitti per via democratica».

Addirittura il delirio di Giorgio Bocca è giunto a teorizzare per il futuro di Berlusconi il linciaggio o il suicidio. Pazzesco!!! Se Bocca rappresenta l'intelligenza del centro-sinistra per questo paese c'è solo da sperare in un eterno governo Berlusconi.

Ma l'intervista continua, teorizzando una guerra civile!!!!:

Dovremmo aspettare una guerra? «Ma no. C’è intanto una prova da dare: resistere». Come avvertì il procuratore generale: resistere... «Intanto. Il seguito non lo conosco. Piacerà meno, la crisi economica, i dissidi tra i suoi. Non sarà indolore. La fine di un dittatore, per quanto piccola, comporta sempre qualche trauma...».

Poi il discorso bellico scivola sul leader leghista:

Adesso si sono lanciati sulla devolution. «Una roba folle. Un progetto insensato. Ma prima di tutto ci sarebbe da chiedersi come abbia potuto raggiungere una posizione tanto importante nella politica quel tipo di Bossi... Quando arrivano questi periodi, bisognerebbe sentirsi cristiani, farsi il segno della croce e consolarsi: va be’, passerà».

Peccato per il povero Bocca che, in realtà, sviscerate dalle interperanze verbali le idee di Bossi e della Lega rappresentano il giusto futuro della politica globalizzata, tesa alla protezione dell'identità "comunale" all'interno di un mercato mondiale. Queste idee hanno come nucleo filosofico l'identità nella diversità, che purtroppo Bocca non conosce, perché vive nello "s-fascio" mentale.

Come Biagi risuona ancora una volta l'idegno e vergognoso accostamento tra centro-destra di oggi e fascismo, dice infatti il Bocca:

«Sono arrivato alla conclusione che tutto questo suona a rivalutazione del fascismo. Sarà un paradosso, ma Mussolini e i fascisti appaiono seriosi intellettuali al confronto. Da Berlusconi in giù, sono cento volte peggio». Nel fascismo un’idea c’era... «Pessima. Solo che i fascisti avevano letto qualche libro. I nostri puntano solo alla rapina. Se si considera che hanno raccolti tanti consensi, viene da chiedersi se il nostro non sia un paese, un pezzo almeno, tendenzialmente di ladri. Con un gran spirito, una gran vocazione a rubare, al furto, alla complicità. Le vecchie idee, fossero superstizioni, fossero utopie, erano un modo per imporre freni alla natura umana. Via quelle, via i freni. Il denaro di per sè, nella sua razionalità spogliata dall’etica, istiga al furto. Son cose che succedono...»

La-politica.net, eternamente antifascista, condanna con severità queste affermazioni frutto di un delirio tracotante e di insensatezza politica.

Home page / Filosofia / Interno / Esteri / Partiti / Società / Archivio / Advertising

I contenuti, i disegni e le immagini del sito sono regolati dal diritto d'autore.
Tutti dati forniti dai lettori verranno archiviati in forma cartacea ed informatica.
Tali dati saranno utilizzati esclusivamente per attività di documentazione e comunicazione newsletter.
Il tutto nel rispetto di quanto stabilito dalla legge 675/96 sulla tutela dei dati personali.

Postmaster