Enzo Biagi e il delirio continua 5...
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La saga continua...

Domenica 27, sempre sul Corriere della Sera Enzo Biagi, il più grande giornalista vivente, ha travalicato se stesso. Putroppo in questo caso ha superato il delirio, raggiungendo i più alti livelli di cattivo gusto.

Non è mancato anche in questo caso l'accostamento con il fascismo e le tragedie che il ventennio ha portato nel Paese, ma a ciò siamo abituati.

Quello che ha disturbato è stato l'insensato e assurdo accostamento tra la cattiva abitudine dei parlamentari di votare per gli assenti con la tragedia di Desiree, la giovane ragazza uccisa a Leno.

Dare dei farabutti ai Parlamentari, che si rendono protagonisti di questo mal costume è stato vergognoso ed offesivo nei confronti dell'istituzione. Enzo Biagi si è reso protagonista di un vero e proprio attacco alle istituzioni democratiche.

Enzo Biagi, nel suo delirio deforme, ha paragonato i parlamentari della maggioranza a Vanna Marchi, perdendo l'equilibrio intellettuale che un uomo della sua età dovrebbe avere.

Definire i parlamentari, "pianisti", della maggioranza farabutti non significa fare propaganda politica, significa delegittimare il più alto luogo politico ed amministrativo della nostra repubblica.

I "pianisti" sono un fenomeno spiacevole, disdicevole, un cattivo costume, ma arrivare ad usare termini che sono vicino al concetto di criminalità sembra francamente eccessivo.

Di quale reato grave si macchierebbe poi un pianista? Di aver votato per un compagno di partito che al momento era assente per le più disparate ragioni. Di aver votato per un compagno che condivide le posizioni politiche. Di aver votato per chi ha chiesto un favore.

Sicuramente è un mal costume e non andrebbe compiuto, ma arrivare a definire tutto ciò criminale, paragonando il fatto ad omicidi efferati ed a stragi di guerra, ci sembra fuori luogo.

Enzo Biagi d'altronde è proprio fuori luogo, in un luogo tutto suo, insieme a sorella ira e fratello odio. Confidiamo che qualche spirito caritatovole accompagni la zia democrazia e nonna benevolenza al suo uscio, in modo tale che ne ricordi l'aspetto ed il carattere.

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