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Non
c'è fine al delirio del più grande giornalista italiano vivente.
Giovedi
17 ottobre con un vistoso editoriale sul Corriere della Sera, Enzo Biagi
ha messo sotto accusa i valori della società d'oggi, facendo uno sterile
elenco delle recenti vicende di cronaca.
La
retorica era considerata l'arte dei sofisti, di coloro che proferivano
discorsi senza fare e senza porre domande, Biagi è il sovrano dei sofisti:
i suoi scritti hanno sempre secondi fini e sono pieni di disperazione
per l'attualità.
L'obiettivo
di Biagi, comunque, è sempre lo stesso parlare male della società per
far cadere ogni responsabilità su chi detiene il potere politico.
Squallido
il riferimento, immotivato, ad una inesistente violenza del parlamento
italiano.
Il
buon Biagi descrive con schifo l'attuale società, facendo implicitamente
comprendere come il passato (la società) fosse migliore, più buono.
Bisogna
ricordare al grande giornalista che la sua generazione ha portato il mondo
alla più distruttiva guerra dell'umanità, fino a pochi decenni fa le donne
morivano dissanguate, perché le veniva raschiato l'utero a causa di una
gravidanza indesiderata, le bombe erano all'ordine del giorno come gli
omicidi politici e i rapimenti. Si ricordi che il terzo mondo, anche se
vive in condizioni disperate, ha fatto passi da gigante negli ultimi trent'anni.
Vi sono Stati nei quali sono state cancellate le leggi razziali. Paesi
liberati dall'oppressione di regimi violenti.
Si
potrebbe continuare per pagine e pagine; in definitiva la società di oggi
è la migliore possibile rispetto al passato.
Ai
tempi di Enzo Biagi se uno nasceva nel Kurdistan aveva poche possibilità
di realizzarsi, anzi se aveva qualche grillo per la testa rischiava anche
la morte. Oggi chi nasce in kurdistan può avere un futuro felice ed aspirare,
certamente più di prima, a realizzare i suoi sogni.
La
vecchiaia, erroneamente, tende sempre a vedere nel passato un mondo felice,
ma così non è. Il passato nel suo complesso è sempre peggiore sia del
presente che del futuro. Il problema è: colui che diventa vecchio crede
o, meglio, sente di non contare più e per questo rifiuta l'oggi e, soprattutto,
rifiuta e critica le prospettive future, perché in queste ultime ci sarà
anche la sua morte.

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