Le lettere di Marco Biagi

Per ricostruire con chiarezza l'accaduto: un personaggio, che il segreto giornalistico chiama "fonte", consegna un cd-rom a un consigliere comunale di Bologna iscritto al gruppo di Rifondazione Comunista, Valerio Monteventi, direttore della rivista "Zero in condotta" (Zic).

Il direttore dichiara di aver ricevuto il cd ai primi di giugno. Inoltre, dichiara che la pubblicazione, evidentemente maturata e pensata, è avvenuta perché a suo dire era ingiusto che chi ha abbandonato Marco Biagi non avesse pagato la sua colpa.

Il cd finisce nella mani di "Repubblica", la quale nella persona di Giuseppe Davanzo afferma che il quotidiano "...ha verificato l'autenticità con fonti primarie".

"Repubblica" scopre, verificando queste "fonti", che le lettere erano state manomesse. Tali manomissioni non erano aggiuntive ma omissive. Gli originali recavano dei riferimenti al leader della CGIL, Sergio Cofferati, cancellati evidentemente da qualcuno.

Da tali pubblicazioni si è accesa una polemica politica a nostro avviso estremamente sterile.

Il primo punto è chiaro: la volontà politica di Valerio Monteventi, consigliere di Rifondazione Comunista, di mettere sotto accusa i responsabili della revoca alla scorta di Marco Biagi e di accusare per la proprietà transitiva il governo stesso.

Il secondo punto è altrettanto chiaro: il tentativo di accusare il governo si è risolto in un boomerang che ha colpito proprio chi si voleva difendere.

Anche il terzo punto è chiaro: il governo, nella persona del ministro dell'interno, è responsabile della scorta a Biagi e come tale deve assumersi le responsabilità e, quindi, cacciare chi non si è accorto del pericolo.

Quarto: Cofferati e Biagi non andavano d'accordo, i sindacati da più parti avevano accusato il prof. Biagi di tradire le lotte sociali e i diritti dei lavoratori.

A questi quattro punti può seguire un seconda ipotesi, che comunque mantiene inalterati la forza dei punti su esposti: il personaggio, detto "fonte", ha volutamente omesso i riferimenti a Cofferati nella volontà di farli con facilità scoprire e gettare fango e accuse sul leader della CGIL.

I magistrati dovranno cercare di scoprire la verità su tali fatti, il cui primo passo è scoprire la "fonte" del consigliere comunale bolognese.

In questa vergognosa e "antica" situazione la politica non deve adeguarsi, non deve cadere nella trappola di chi vuole dividere il paese. La politica deve mettere sotto silenzio la calunnia e l'offesa e far risuonare forte la voce del dialogo.

Ancora una volta La-politica.net stigmatizza la figura di un comunista, Valerio Monteventi, che non solo non consegna immediatamente le lettere all'autorità giudiziaria, ma rivendica per se compiti morali, che francamente non gli competono. Inotre dichiara di preferire il carcere alla rivelazione dell'identità del personaggio che gli ha consegnato il cd.

Non è da escludere, in conclusione, che le lettere divulgate fossero, in origine, in possesso degli stessi Brigatisti, i quali, avendo minacciato e pedinato Biagi a lungo, con estrema facilità possono avere avuto accesso ai documenti sia cartacei che digitali del consulente del ministero del lavoro.

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