11 anni a Previti!!!

Cesare Previti, avvocato di Berlusconi, è stato condannato a 11 anni di carcere per aver corrotto dei giudici affinché emettessero sentenze che non facevano gli interessi di Silvio Berlusconi. In pratica è stato condannato perché ha fallito nel corrompere dei giudici, infatti, tale corruzione non è servita per acquisatare la SME.

Dall'opposizione è giunto il richiamo al non commentare la sentenza, dalla maggioranza sono piovute accuse gravissime ai giudici.

Di tutte le considerazioni possibili quella più veritiera è l'ambiguità e la stranezza del procedimento penale a carico di Previti.

Ne elenchiamo alcune:
-manipolazioni di documenti
-testimonianze non prese in esame
-rotture accidentali ed impossibili di documenti
-impedimenti e ricorsi
-sentenze della cassazione che negano provvedimenti, dando, però, ragione agli imputati
-arbitri opinabili sulle competenze

Tra queste vi sono state tre "stranezze", alle quali sottoponiamo il giudizio del lettore: a) L'avvocato di parte civile, Giuliano Pisapia, è un deputato di Rifondazione Comunista. b) L'unica prova fisica della corruzione è stata giudicata manipolata dai periti del tribunale di Brescia, ma le prove di tale manipolazione sono andate distrutte (Nota è la vicenda del CD che cade di mano e viene spezzato nel tentativo di prenderlo con le ginocchia).
c)
L'ovazione da stadio con la quale è stata accolta la requisitoria finale del PM, Ilda Bocassini.

Entrare nei meccanismi del processo è cosa lunga e difficile, ma le motivazioni della sentenza risultano alquanto nebulose. Le "stranezze" logiche emergono nella stessa sentenza, in quanto assolve in pieno l'unico vero amico di Previti, il giudice Filippo Verde. In breve Previti riesce a corrompere solo un giudice su 38 che hanno partecipato alle sentenze IMI-SIR/LODO Mondadori e non riesce nemmeno a corrompere il suo amico più intimo.

In sostanza le prove della corruzione di magistrati da parte di Previti sono da rintracciarsi nel fatto che percepisse parcelle miliardarie. L'accusa, quindi, sembra più affermarsi sul quantitativo ingente delle parcelle piuttosto che su una documentazione chiara dell'avvenuta corruzione di giudici.

Infinite sono state le anomalie, tra le quali una delle più evidenti è l'assenza dai documenti delle dichiarazioni dell'ex giudice romano Paolo Zucchini. Quest'ultimo era uno dei tre giudici del tribunale che nell' '86 emise la sentenza sulla cessione della Sme: chiamato a deporre, racconta di essere stato interrogato dai pm due volte, nell''88. "Ma allora perché i verbali dei due interrogatori non sono agli atti?", insorsero le difese. "Perché non attinenti al processo", replicò Ilda Bocassini. Non attinenti al processo? E' attinente o no ad un processo, il cui oggetto è la cessione della SME, conoscere la posizione di un giudice che prese quelle decisioni?

Tutto ciò, comunque, è materia giudiziaria ed in uno stato di diritto ciò che conta sono le varie sentenze e non le opinioni.

Riteniamo che Cesare Previti debba dimettersi da parlamentare non per la condanna avuta, ma per il fatto che abbia dichiarato la sua evasione fiscale. Riteniamo, inoltre, che i processi, in cui l'ex ministro della difesa è coinvolto, siano viziati da interferenze politiche e ambiguità procedurali, nonché da comportamenti indegni per un'aula giudiziaria. Ci riferiamo alle ovazioni da stadio cui i Pm si sono lasciati andare dopo la lettura della requisitoria d'accusa.

Riteniamo ingiusto che Previti venga multato per l'eccessivo uso delle ricusazioni e la Bocassini non venga punita per le grida e i comportamenti di giubilo.

Di tutta la vicenda ciò che più ci colpisce è la presenza al tribunale di Milano, durante i tre anni di svolgimento del processo, di tanti personaggi politici avversi all'attuale maggioranza, da Oliviero Diliberto ad Antonio Di Pietro. Abbiamo un legittimo sospetto...

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