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APPELLO DI MARCO PANNELLA DOPO IL VERTICE DELLE AZZORRE Care amiche, cari amici, appena preso atto dei presumibili risultati del vertice delle Azzorre, butto giù, all'improvviso, senza il tempo di rivederla e correggerla, questa lettera, per condividere impressioni, valutazioni, prospettive, per doverosamente riconoscerci battuti nel tentativo di far prevalere il solo ragionevole e concreto progetto alternativo alla guerra, o -invece- per tentare, un po' rabbiosamente, di rilanciarlo e affermarlo. Occorre, però, che ciascuno di voi raddoppi, moltiplichi il suo contributo a questa impresa comune, come Emma, l'intera area radicale, io stesso sappiamo essere necessario non solo tentare ma riuscire a fare. Scusate la fretta: abbiamo bisogno di un monte di forza, di amicizia e di fortuna. *** Non solamente l'opportunità della non-guerra, della "pace", ma quella, da troppi imprevista o anche non immaginata o sperata, dell'abbattimento degli ostacoli alla vita ed ai suoi diritti proclamati dalla Carta dell'Onu e dalle Dichiarazioni sui diritti umani, è tuttora alla portata della storia umana, in particolare di quella medio-orientale e irachena. Ai leaders, non solamente ai Capi di Stato oggi riuniti alle Azzorre, occorre conferire un doveroso e onesto riconoscimento: se il loro obiettivo, e quello delle loro istituzioni e dei loro popoli, è quello di fondare sulla libertà, sulla democrazia, sul diritto e sui diritti una condizione reale anche di pace, questo obiettivo è oggi sostanzialmente raggiunto. Essi hanno di già vinto. Loro compito storico, ora, è quello di fare di questa vittoria patrimonio, tesoro di tutti, perfino o in primo luogo dei Caini con le loro infamie; condannando a vita e non a morte colui che ancora poche settimane fa non era che l'infame macellaio del proprio popolo, del diritto, della dignità umana. La vittoria dell'iniziativa diplomatica, politica, militare dell'Onu, dovuta in primissimo luogo agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna ed ai rarissimi loro effettivi alleati, può essere messa in discussione, dissipata, specie e proprio da coloro che l'hanno riportata e donata al popolo iracheno, a quello medio-orientale ed a tutte le persone che nel mondo lottano per fondare sulla libertà e non sulla violenza la pace. A nome e per conto di tutti coloro che da storie e posizioni anche diverse da quelle radicali, a nome degli uomini e delle donne di buona volontà che da 138 paesi sorreggono il nostro progetto, chiediamo di rischiare la vita e non la morte, il diritto alla vita con la vita del diritto, per far convergere anche le posizioni e le proposte che, al di là certo delle volontà proponenti, possono aver conferito a Saddam l'illusione di poter protrarre impunemente la sua tragica avventura, per le divisioni e le incomprensioni che hanno messo e mettono in difficoltà l'Onu, l'Unione Europea, l'Alleanza Atlantica. Le proposte ufficiali francesi, così come alcune di quelle emerse dalla Lega Araba, possono ora rendere ineluttabile il processo di liquidazione del potere di Saddam e, come con il nostro progetto abbiamo richiesto fin dal 20 gennaio, far esplodere il processo di liberazione e di democrazia nell'Iraq e dall'Iraq. In troppi hanno perso e fatto perdere mesi, settimane, ore preziose . Il vero e proprio ostracismo opposto dalla politica ufficiale di tutti gli Stati Europei, a cominciare dall'Italia, alla mobilitazione dell'opinione pubblica e delle forze degli stati democratici con l'obiettivo "IRAQ LIBERO E DEMOCRATICO", rischia di far precipitare in giorni e circostanze amare e tragiche le grida, le invocazioni, gli anatemi che si stanno esprimendo solo con la parola "PACE!" Non possiamo, dobbiamo non sottovalutare che il nostro progetto, così carico di ragionevolezza, di speranza, di pre-visione e di fondatezza nella realtà, se non trova formale attenzione e sostegno nelle massime responsabilità istituzionali e in quelle politiche di governo e di opposizione, raggiungerà quel cimitero di buone volontà che ha caratterizzato l'ultimo secolo, e che protrae la sua disperante forza attrattiva anche in questi anni. Questo vale in ciascuno dei 138 paesi rappresentati nel sostegno al nostro progetto, come in ogni altro. IN PARTICOLARE, SE ENTRO LE PROSSIME 48 ORE IL GOVERNO E IL PARLAMENTO ITALIANI, TUTTE LE FORZE POLITICHE UFFICIALI, MALGRADO IL PRESTIGIOSO, STRAORDINARIO SOSTEGNO CHE DALLE LORO FILA CI E' PERVENUTO, NON INTERVERRANNO PER SOSTENERE QUEL CHE CHIARAMENTE PUO' UNIFICARE E RENDERE VINCENTE L'ALTERNATIVA ALLA "GUERRA", RITERRO', RITERREMO MORALMENTE E POLITICAMENTE NECESSARIO RENDERE EVIDENTE A TUTTI NOI CHE CIASCUNO DOVRA' CON ALTRI STRUMENTI, SE SARA' POSSIBILE TROVARNE, PERSEGUIRE IL TIPO DI PACE CHE LA "POLITICA" SEMBRA VOLER NEGARE A CHIUNQUE PUR LO SPERI E LO VOGLIA, CHE SIA AL PADRE DI BUSH O AI FIGLI DI TANTI ALTRI POTENTI, A NOI ED A SE STESSI. Personalmente, a me come ogni altro militante per il diritto alla vita e la vita del diritto, ad ogni compagno e compagna radicale dei due emisferi, a noi tutti armati di nonviolenza, resta pur sempre l'essenziale "spes contra spem", il dar corpo alla parola, al Libro, al "non mollare!", al "fai quello che devi, accada quello che può". In particolare, ai 280 parlamentari italiani suggerisco, nelle ore che seguono, di far sì da raddoppiarsi: se essi diverranno pari o superiori alla maggioranza assoluta degli eletti nel parlamento italiano, potremo insieme interrogarci e semmai decidere di passare ad una grande azione diretta nonviolenta, almeno ad un grande sciopero della fame non solo nazionale, perché giunga finalmente a vigere il diritto che da decenni è scritto e dettato anche per gli uomini e le donne iracheni, anche per l'Onu, e che continua clamorosamente ad essere negato ai vivi. Grazie, Marco Pannella |
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