Francesco Rutelli a Primo Piano (Rai Tre) 06/11/01: "...decidere l'intervento dell'Italia in guerra è una decisione tosta..."

Nessuno può mettere in discussione le capacità politico-amministrative di Francesco Rutelli, soprattutto per quel di buono che ha fatto come sindaco di Roma. Vi è, però, un abisso tra essere sindaco di una città, seppur importante come Roma, ed essere il primo ministro di una nazione come l'Italia. Usare una formula come "...decisione tosta...", parlando dell'invio di forze armate in Afghanistan è sintomatico.

Rutelli non è in grado di rappresentare l'Italia come capo del governo a causa della sua cultura delle sue doti intellettuali non troppo spiccate, a causa della sua scarsa dimestichezza con le lingue. Vi immaginate un colloquio con Bush o Blair...

Berlusconi ha molti difetti, ma dal punto di vista della rappresentatività nessuno può negargli altissimi livelli. Rutelli è un buon amministratore, riesce ad esprimere, forse con troppa enfasi, concetti chiari e semplici. Rutelli, però, non è un leader, capace di rappresentare una nazione. Massimo D'Alema o Luciano Violante, questi possono essere leaders.

Il centro sinistra deve molto riflettere; da più parti si spiega che non vi è un problema di leadership, ma ciò può solo contribuire ad una prossima sconfitta. La politica non è solo idee, ma anche carisma e rappresentatività, cultura e comunicazione.

Rutelli ha buone idee, anche un buon carisma, ma manca totalmente di rappresentatività e cultura ed è difettoso sul modo di comunicare. Oggi la comunicazione politica richiede oggettività quasi scientifica, dati e cifre, piani e progetti. Rutelli, invece, si esprime con concetti generali e frasi enfatiche, idee che puntano alla bontà dell'idee stesse, piuttosto che all'oggettività realizzativa delle stesse.

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