Sulla Shoà

A quasi sessant'anni dalla più brutale e vigliacca violenza mai perpetrata da essere umano, la ragione non è ancora riuscita a darsi pace.

Gl'incubi, continuamente, svegliano di soprassalto questa ragione insoddisfatta.

Quale fu la ragione della Shoà? Come fu possibile la pianificazione, spettralmente logica, dell'omicidio di un popolo? Quali demoni furono responsabili della morte di milioni di persone?

Quasi tutti rispondono, acquietando la propria ragione, "... la follia di uomo".

Noi, invece, affermiamo che fu l'ultimo atto di una discriminazione millenaria, fu la crocifissione di un popolo, fu la seconda uccisione di Cristo ad opera del mondo.

In una sorta di lucida visione biblica il popolo accusato di aver ucciso Cristo, si trasforma in Cristo stesso e muore, donando al mondo la sua innocenza.

Hitler fu l'autore materiale di un omicidio premeditato da duemila anni di storia. Egli fu lo spietato esecutore di un inconscio collettivo. Egli fu il "folle", che praticò il desiderio violento dei "cristiani": vendicare Cristo.

Il mandante della Shoà fu il lato oscuro del cristianesimo, che non poteva perdonare agli ebrei non solo di aver ucciso Cristo, ma di essere il "popolo eletto da dio".

La memoria della Shoà non può limitarsi alla storia e alle responsabilità dei carnefici, ma deve risalire necessariamente ai mandanti. Solo accusando lo spirito collettivo d'occidente, si può far riposare la ragione.

Anche senza quest'accusa esplicita, il senso di colpa dell'occidente cristiano è potente e scorre nel sangue di ognuno di noi.

Questo infinito senso di colpa è stato in parte acquietato dalla creazione dello Stato d'Israele nella terra promessa.

Israele rappresenta il lenimento delle sofferenze occidentali. Gli ebrei hanno il diritto di vivere in Palestina. La loro storia è la Palestina, il loro dolore, il loro sangue.

L'occidente deve fermare il terrorismo, perché il popolo palestinese ha perso ogni rivendicazione di diritto, ha perso il suo valore di rivendicazione in quella terra, ha continuato la persecuzione ebraica.

I palestinesi non possono più rivendicare nulla, perché hanno perso tutto, perché uccidere i propri giovani, il proprio futuro significa non amare nulla, non credere in nulla, vivere di nulla.

Rimane, però, forte il loro diritto all'esistenza.

Israele ed il mondo deve concedere il loro più grande ed importante diritto, ma solo quando i palestinesi rinunceranno al diritto d'appartenenza ad un terra, perché l'hanno perduta a causa del sistematico omicidio dei propri figli.

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