Omaggio a Falcone

Non è facile commemorare un uomo come Giovanni Falcone, magistrato. In primo luogo perché frasi e parole non riusciranno mai ad esaurire la complessità dell'uomo e la grandezza del magistrato. In secondo, perché la sua morte rappresenta uno degli eventi più gravi della storia d'Italia.

In questo decennale dalla morte la politica ha dato un esempio poco edificante di sé: soprattutto per quella parte che sempre aveva ostacolato le idee di Falcone. Nel merito Falcone auspicava ad un organo di coordinamento tra tutte le procure antimafia, non una semplice commissione di verifica, ma un potere forte di guida e di controllo. In questa visione Falcone trovo l'appoggio del governo italiano e nel particolare dell'ex ministro Claudio Martelli, trovo, invece, di contro nel P.C.I./P.D.S. e nella magistratura associata degli avversari.

L'idea di fondo di una guida coordinante della magistratura che non limiti l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati era propria di Falcone, che aveva già visto decenni prima ciò che solo dopo la morte fu fatto: la procura generale antimafia e la D.I.A.

Giorgio Bocca nel suo editoriale su La Repubblica del 22/05/02 traccia un delicato ed affascinante ritratto del magistrato Falcone, delle sue abitudini e dei suoi luoghi, ma faziosamente e ingiustamente si lascia andare a speculazioni politiche che nulla hanno a che fare con la realtà.

Bocca dipinge un grande uomo, ma lo fa, mettendo in luce l'amarezza per un morto. Bocca non riesce a capire che la vita di Falcone è il concretizzarsi della speranza e non come lui dice: "...fu un eroe senza speranza...sacrificati dallo Stato in una lotta che lo Stato non voleva vincere."

Altro che senza speranza, Falcone viveva nella speranza e nella lotta per questa speranza. L'ironia è propria di chi ha un grande speranza per il futuro del suo paese, ma sa che le difficoltà da affrontare sono enormi. La storia di Falcone ci insegna, a differenza di quanto ci dice Giorgio Bocca, che egli fu abbandonato non dallo Stato, ma da uomini dello Stato, che in lui vedevano un rivale e un attentatore a loro privilegi.

Forse Bocca parla di Stato complice d'omicidio, perché ha un secondo fine, neanche poi nascosto, quello cioè di condannare il governo Berlusconi ed il neonato governo siciliano, che da questa storia sono fuori ed hanno solo da imparare. Bocca deve sapere, invece, che chi sulla giustizia contrasta le iniziative dell'attuale maggioranza parlamentare sono quelli che hanno vissuto questa storia e non hanno imparato nulla.

Gli unici da condannare sono tutti coloro che si ancorano ai propri privilegi ed al proprio potere, da calunniare sono tutti quelli che invocando autonomia ed indipendenza desiderano solo potere ed autorità.

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