Omaggio
a Marco Biagi

La
vera guerra al terrorismo delle Brigate Rosse la si fa ricordando e commemorando
il pensiero e le azioni di tutti quelli che sono caduti. I Comunisti
Combattenti rappresentano il vecchio che non vuole morire, il loro
pensare usa forme antiche come la dialettica servo-padrone ormai superata.
Uccidere (metaforicamente e politicamente) i Comunisti Combattenti
significa credere nella libertà, nel giusto mercato, nelle nazioni
e nei popoli. La globalizzazione deve spazzare via i Comunisti Combattenti,
perché grazie ad essa il servo ha la possibilità di divenire
padrone. Marx rivendicava il giusto per uomini e donne servi, che non
avevano alcuna possibilità di riscatto e di autodeterminazione.
Oggi Marx combatterebbe contro tutti quelli che impediscono e logorano
la libertà degli altri, lotterebbe contro tutti coloro che vogliono
imporre con la violenza le proprie idee.
Marx
lotterebbe contro i Comunisti Combattenti.
...uccidere
le Br significa ricordare il pensiero di Marco Biagi...
Da
"il Sole 24Ore" di martedì 19 marzo.
Chi
frena le riforme è contro l'Europa
Anche
il Consiglio europeo di Barcellona non ha avuto esitazioni nell'indicare
agli Stati membri la strada per modernizzare il mercato del lavoro. Si
tratta di principi molto chiari e utili per approfondire il dibattito
in corso in Italia. La cosiddetta «Strategia europea per l'occupazione»
ad avviso dei capi di Stato e di Governo «si è dimostrata valida», ma
deve «essere semplificata».
Gli
orientamenti che vengono definiti ogni anno dal Consiglio devono vincolare
più efficacemente gli Stati membri. Questo genere di soft laws deve essere
ulteriormente perfezionato, condensando in pochi ed essenziali principi
gli obblighi per i Governi nazionali. Con buona pace di quanti in Italia
sostengono che il ricorso alle "norme leggere" è un attentato alla democrazia.
La
scelta strategica dell'Europa è quella di concentrare gli sforzi per aumentare
il tasso di occupazione. Si tratta esattamente della prospettiva assunta
dal Libro Bianco del Governo che ha accolto l'indicazione, ribadita dal
vertice di Barcellona, di eliminare «gli ostacoli e i disincentivi a entrare
o rimanere nel mondo del lavoro». Non c'è quindi nulla di diabolico nella
pretesa di rivedere istituti che, come il part-time, sono oggi regolati
in modo da scoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare
da parte delle lavoratrici.
Quanto
poi al tema della flessibilità, le conclusioni di Barcellona ricordano
che deve essere coniugata con la sicurezza (intesa sul mercato, cioè con
una forte enfasi sulla formazione continua). Non solo, ma i Governi sono
invitati a «riesaminare… la normativa sui contratti di lavoro… al fine
di promuovere la creazione di più posti di lavoro». Dunque chi si oppone
strenuamente alla revisione della nostra legislazione sul lavoro si colloca
in una prospettiva anti-europea.
Difendere
lo status quo normativo significa non tener conto di cinque anni di richiami
comunitari. La dimensione locale o territoriale diviene centrale nel documento
di Barcellona che richiama le istituzioni e i «sistemi di contrattazione
collettiva» a migliorare l'occupazione «per tutte le aree geografiche».
Quando poi si raccomanda di consentire «l'evoluzione dei salari in base
agli sviluppi della produttività», per un Paese come l'Italia l'indicazione
non potrebbe essere più chiara: le parti sociali devono tener conto dei
diversi mercati locali del lavoro.
E allora
non può certo essere definita «vergognosa» la scelta del Governo di sperimentare
normative differenziate al Sud per favorire l'occupazione. I sindacati
scozzesi o gallesi, oppure ancora quelli di alcune province spagnole,
non si sono mai vergognati di agire per attrarre investimenti stranieri,
anche rivedendo elementi attinenti al costo del lavoro. L'invito ad aumentare
«gradualmente di circa cinque anni» l'età pensionabile entro il 2010 è
semplice e, al tempo stesso, perentorio. In Italia nessuno sembra preoccuparsi
troppo dell'invecchiamento della popolazione e quindi della necessità
di incentivare i lavoratori anziani a rimanere nel mercato del lavoro.
Adottare formule di «pensionamento flessibile e graduale» è una scelta
senza alternative.
Opporsi
a tutto ciò è antistorico e non serve ad altro se non a peggiorare la
situazione. Vivere all'interno dell'U-nione europea significa sottoporre
il confronto tra istituzioni e parti sociali a una rigorosa verifica di
compatibilità con le indicazioni comunitarie. Poiché in Italia abbiamo
il peggior mercato del lavoro d'Europa non vi sono davvero alternative.
Ignorare le richieste di modernizzazione provenienti da Barcellona sarebbe
in fondo una scelta egoistica, propria di chi pensa a se stesso e non
immagina un futuro migliore per i propri figli. La solidarietà è effettiva
se davvero si cerca di costruire una società diversa e più giusta.

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