Sul capitalismo

La società capitalistica non esiste.

Il capitalismo è un concetto inventato da Marx per definire il non-essere del comunismo. Comunismo significa che lo Stato possiede tutte le risorse e controlla la produzione di beni per distribuirli in modo uniforme. In realtà per Marx capitalismo rappresentava tutto ciò che era contrario a tale idea economica.

Quindi, il capitalismo essendo "tutto" il resto, l'uomo con i suoi diversi e singoli bisogni, non esiste concettualmente, perché è un essere molteplice del mondo.

Il comunismo sopravvive in quei paesi dove l'oppressione dittatoriale ha diviso la società in due classi: i lavoratori e i politici (statali).

In Russia è morto, perché il tessuto sociale era talmente frammentato che da subito intere classi si sono ribellate ai bolscevichi. E' durato a lungo per l'esclusiva ragione della violenza.

Anche nei paesi in cui sopravvive come la Cina ed in modo minore Cuba, la violenza è stato d'essere della società. In Cina ogni anno si uccidono quasi 3000 persone condannate a morte per reati spesso politici e religiosi.

Ciò, comunque, non può esentare il commentatore dal giudicare come evoluzione positiva il fatto che le classi deboli, prendendo consapevolezza di se (non fu il marxismo che diede consapevolezza, ma lo stato di servitù) si siano ribellate a quelle forti.

Giusta rivoluzione di tali classi con abbattimento del potere costituito.

A questo punto, però, non vi è nulla di predeterminato, la storia si evolve attraverso il comportamento dell'uomo. I rappresentanti della classe vincitrice, ottenuto il potere, amministrano lo Stato.

E' il modo di amministrare posto in discussione.

Nella storia del comunismo mondiale quest'amministrare ha camminato con la violenza più cruda e brutale.

Perché?

Amministrare in modo uniforme la polis significa percepire tutti i cittadini come corpi e spiriti di eguali esigenze. Questo è contro l'essere umano nel suo essere natura.

L'errore è stato quando il potere comunista ha allargato il concetto di uguaglianza a tutti gli ambiti della vita.

Infatti, se ci dev'essere un uguaglianza rispetto ad una legge, o ad una regola non può esserci uguaglianza di desideri, di necessità, di bisogno, di produzione, di sesso, di spirito.

L'uguaglianza rispetto a qualcosa o a qualcuno è un concetto, in natura non ha esistenza, perché la natura non abbisogna di concetti.

L'uomo ha, invece, una natura concettuale che gli permette di sopravvivere. Tale natura ha prodotto per la necessaria esistenza i concetti di uguaglianza e convivenza.

L'occidente laico, il comunismo e le religioni divergono sullo sviluppo di tali concetti.

Per le religioni tali concetti sono assoggettati alla volontà-potere di un essere divino, tale essere è, però, interpretato da un élite di uomini. Per il comunismo, invece, allo Stato, amministratore unico della società, della politica, della religione, dell'economia, ma anche in questo caso lo Stato è interpretato da un élite di uomini.

L'occidente laico ha come centro l'individuo, sono le esigenze dell'individuo poste a centro dell'amministrazione dello Stato. Questo si attua attraverso le regole democratiche: elezioni, rappresentanza politica, legislatori, ect.

Viene meno, quindi, il potere onnicomprensivo identificato da Dio e/o dallo Stato.

L'occidente non è privo di storture legate all'esagerazione dei bisogni, ma queste sono via via fermate dalle leggi, espresse dalle democrazie parlamentari. L'occidente retto da tali democrazie parlamentari è il sistema che meglio è riuscito ad integrare i concetti di uguaglianza e convivenza con la natura dell'uomo unica e diversa. Alla base di tale integrazione vive la diffusione del potere, attraverso la rappresentanza politica.

Per la prima volta nella storia dell'umanità il potere politico è veramente in mano al popolo.

Naturalmente vi sono innumerevoli difetti legati alla coerenza, alla responsabilità, alla conoscenza, all'abuso di libertà ma in questo tipo di società ogni individuo ha la possibilità di comprendere il mondo in cui vive e, di conseguenza, conoscere e realizzare se stesso.

Anche l'economia (capitalismo) vive di questo concetto, oggi, infatti, non si producono beni e servizi se non si conoscono le esigenze dell'individuo. Il marketing di oggi rappresenta, infatti, la teorizzazione dell'individuo come centro della vita sociale.

Il mercato capitalista diviene, paradossalmente, l'unica applicazione possibile della teoria comunista di identificazione dello Stato nel popolo, con la sostanziale differenza che il primo rispetta e cerca di tutelare le diversità individuali, mentre il secondo nella sua applicazione pratica annulla le differenze verso un'impossibile omogeneizzazione dell'uomo.

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