Sul pacifismo alla Gino Strada

Dall'11 settembre 2001 assistiamo ad un ritorno di quel pacifismo intrasigente, che, legittimamente, percorse l'occidente negli anni settanta.

Oggi il "pacifismo radicale" si nutre di manifestazioni, di scioperi generali, di personaggi politici e non e di bandiere, stese dalle finestre.

Ebbene per dirla come Spinoza tale pacifismo rappresenta il "rifugio degli ignoranti".

Gino Strada, il popolo comunista-noglobal e i massimalisti di sinistra guardano alla pace politico-sociale come uno "stato d'essere". In realtà essa è semplicemente un concetto culturale.

L'essere del mondo è, per sua natura, conflitto. La vita nell'universo è guerra d'espansione.

Quando un uomo si avvicina alla natura, ad esempio, di un bosco, sovente esclama "...che pace". Non vi è nulla di più lontano dal vero. La pace che osserva è in realtà conflitto. Guerra tra animali, guerra tra piante, guerra di natura. La vita di un bosco è un continuo, affascinante, conflitto. Tale conflitto non ha, come può sembrare, l'esclusiva esigenza della sopravvivenza, ma quella ben più distruttiva del domino.

La natura ci insegna che la pace come stato d'essere non esiste affatto. Esiste un armonia, un equilibrio, ma non una pace. Nel conflitto tra le api ed i fiori, vive un equilibrio, un armonia e persino un beneficio, ma nessuno può negare la violenza.

Ciò può sembrare paradossale, in realtà riflette lo stato del mondo in una continua oscillazione tra conflitti.

La pace, quindi, in natura ha il significato di equilibrio del conflitto. L'uomo ha concettualizzato la pace, dandogli connotati d'essere, ma creando esclusivamente un idea inesistente. Tale idea nichilista permette, però, la convivenza libera e democratica.

Soprattutto quest'idea permette il diritto all'esistenza. In natura tale diritto è del tutto assente; la vita esiste, non ha "diritti" garantiti da terze entità; le nature non convivono tra loro, ma vivono.

La pace, quindi, come equilibrio non può darsi senza conflitto. La pace dell'uomo è, in definitiva, una "conquista". Bisogna "combattere" per la pace.

La storia dell'uomo è guerra per il dominio ed il potere, ma al tempo stesso comprensione della predisposizione di natura al conflitto. In tale comprensione il concetto di pace per l'uomo vive della necessità di crearla, attraverso la violenza dell'eliminazione delle pulsioni "egocentriche".

L'Iraq con il suo leader ed il terrorismo internazionale supportati entrambi da forme politico-religiose, rappresentano il pericolo più grande per tale concetto di pace. I motivi di tale pericolo sono rappresentati dai fatti del loro agire, dalle bombe chimiche sui Curdi innocenti, sull'invasione folle di una nazione, sul suicidio barbaro per ideali barbari.

Abbattere Saddam significa predisporre il mondo alla pace dell'uomo culturale, che vuole, contrariamente a quanto fa natura, convivere.

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