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Social Forum di Firenze?
Tra preoccupazioni ed allarmismi il Forum dei No global europei si è chiuso a Firenze senza alcun incidente. Il rischio per la città è stato, comunque, molto elevato, in quanto il movimento per sua natura è legato alla violenza in senso lato. C'è una violenza fisica, che per fortuna, coinvolge un esiguo numero di partecipanti, un'altra verbale che accompagna la parte di movimento, vicina ai centri sociali ed infine una violenza politica ideologica che accompagna tutti gli altri. I primi due tipi di violenza non ci interessano in quanto sono estremismi che non portano da nessuna parte. Il terzo, invece, coglie il nostro interesse, in quanto si tratta di una violenza di natura prettamente politica. Gli scopi del movimento No Global sono esattamente gli stessi di ogni persona del mondo con un po' di buon senso: eliminare la fame del mondo, dare la pace a tutti i popoli, fornire l'acqua a tutti, proteggere l'alimentazione mondiale e via discorrendo. I mezzi, invece, che i No Global individuano vivono nella violenza di un esistere fuori della società di oggi. Riteniamo che tra Casarini ed esponenti di governo non vi sia un'enorme differenza di scopi, ma vi un profondo distacco sui modi. Per il primo il tutto vive al di fuori di questa società, contro il mercato, individuando nel capitalismo la forma diabolica per eccellenza. Per i secondi, invece, i modi sono tutti dentro questo mondo, tutti dentro le regole che il mercato si è dato in una storia millenaria. Da sempre andiamo dicendo che il movimento No Global non è nulla di diverso dalla teorizzazione anticapitalistica del mondo. Infatti alla base di Porto Allegre e di tutti gli incontri fino a qui avvenuti vi è la condanna del mercato e del modello di società, che l'occidente con grande fatica si è dato. Cose già viste a partire dagli anni '60. Non essendo, quindi, nulla di nuovo non ci si spiega come mai gli antiglobalizatori hanno una diffusione mediatica così forte. La ragione di tale diffusione è indubbiamente da ricercare nella violenza. La violenza è la ragione mediatica senza la quale il movimento sarebbe relegato ad esiguo gruppetto politico-ambientalista. Il movimento stesso nasce con la violenza del "sacco" di Seattle, per finire a quello di Genova. Solo la violenza è stato il viatico di conoscenza del movimento. Giusto è, in definitiva, che chi pensa ai No global pensa ad un gruppo di persone che pretendono di diffondere le proprie idee tramite la violenza. La colpa di ciò è sicuramente imputabile ai No global stessi ed a nessun altro. La colpa reale dei No Global è la sola esclusiva denuncia dei problemi del mondo, la colpa è condividere tentativi di soluzione che sono fuori da questo mondo, contro questa società e contro il mercato. In realtà la soluzione ai problemi che i No Global denunciano non può che avvenire fornendo più mercato, fornendo più globalizzazione, fornendo più possibilità di realizzazione dei popoli. Le soluzioni dei No Global non solo sono irrealizzabili, ma prevedono irrimediabilmente la morte della società occidentale. Contro questo progetto lotteremo dialetticamente con tutte le forze che ci animano... Infine, ancora un commento su Genova e sulla mancata visione d'insieme delle violenze, che nella maniera più assoluta non sono ascrivibili completamente ai black block. Infatti i protagonisti delle violenze più gravi sono legati a frange dei centri sociali e dei giovani comunisti. Le infinite immagini visionate sono inequivocabili: nell'assalto al Defender e al furgone dei Carabinieri nemmeno un Black Block era presente, sventolavano infatti bandiere di Mao e del Che, i colori degli abiti dei violenti erano più sul rosso che sul nero. (Fonti: centinaia di fotografie e decine di filmati video, Carlo Giluiani, ragazzo; La verità sul G8; Cosa è successo davvero a Genova; e molto altro |
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