La
verità sull'informazione...

Due
dati su tutti:
-la
trasmissione televisiva più vista in Italia non supera i venti
milioni (proporzione Auditel) di telespettatori
- il
quotidiano più letto in Italia non raggiunge le ottocentomila copie
Questi
due dati devono necessariamente essere inseriti in un contesto di quasi
58 milioni di cittadini italiani e in un ulteriore, politicamente più
rilevante, contesto di circa 48 milioni di cittadini aventi diritto di
voto.
Per
comprendere il pensiero sotteso di tale analisi
bisogna considerare il seguente esempio: se tutti i lavoratori di un'azienda
protestano contro un datore di lavoro, tale manifestazione ha una rilevanza
totale ed egemonizzante, se, invece, un milione di persone manifestano
contro il governo, quest'azione ha una grossa rilevanza politica, ma il
valore è relativo al fatto che gli elettori italiani sono 48 milioni.
E' gioco forza che vi è una sproporzione enorme tra 1 e 48...
Tutto
questo per far capire che un telegiornale o una trasmissione politica,
che toccano 4 o 5 milioni di telespettatori, sono importanti, ma nell'economia
totale dell'informazione non sono così rilevanti.
Non
vi è, quindi, un mezzo egemonizzante, non esiste nessun mezzo d'informazione
che riesce a condizionare, esclusivamente, gli aspetti decisionali degli
individui.
La
stessa pubblicità ha un valore sovrastimato, la prima pubblicità
è il singolo prodotto ed il desiderio/bisogno che quest'ultimo
scaturisce.
Questa
introduzione ha lo scopo di chiarire la posizione a nostro avviso non
"subliminale" delle televisioni e dei giornali verso i telespettatori/lettori.
Da qui bisogna partire per comprendere il cosiddetto "colore"
politico di tali mezzi.
L'opposizione
di governo ed i movimenti di protesta sovente denunciano il fatto che
in Italia l'informazione è bloccata e strozzata dal filtro del
Presidente del Consiglio.
Vediamo,
quindi, nel dettaglio i vari canali informativi che questo paese possiede:
Sui
quotidiani e riviste l'opposizione di governo ha il dominio incontrastato:
La Repubblica, Il Manifesto, Liberazione, L'Unità sono i principali
quotidiani che rappresentano visioni di parte. Il Corriere della Sera,
La Stampa e Il Messaggero sono quotidiani oggettivi e non schierati. Questo
significa che se i caporedattori di tali giornali vengono a conoscenza
di qualche importante informazione a danno del governo non si farebbero
alcun problema a scaraventarla in prima pagina. Caso emblematico il Corriere
della Sera con l'avviso di garanzia recapitato a Napoli al Premier del
1994.
Tra
i giornali
importanti vicino al governo bisogna citare Il Giornale, Il Foglio e Libero
ed i quotidiani di partito.
In
più bisogna considerare che la maggior parte dei giornali locali,
su tutti Il Gazzettino, è vicina al centro-sinistra.
Tale
situazione si intensifica sulle riviste e sui periodici. Il centro-sinistra
conta un numero straordinario di appartenenze: L'Espresso, Diario, Carta,
Micromega, ect.
Tutto
ciò deve far pensare chi grida al fascismo informativo, perché
tre giornali di tiratura modesta, più una rivista importante (Panorama)
non possono in alcun modo trasformare una repubblica in un regime.
Per
la televisione il dato si riduce, ma non cambia. I giornalisti Rai sono
per il 70% vicini a posizioni politiche di centro-sinistra. Stesso dato
per La7, mentre per Mediaset la percentuale è, a nostro avviso,
in equilibrio.
Sulle
trasmissioni di approfondimento politico la situazione è la stessa:
Il Fatto di Biagi, Sciuscià sono vicine al centro-sinistra, Parlamento
In vicina al centro-destra, Tele-camere e Par Condicio sono da considerarsi
obiettive come Porta a Porta. Su quest'ultima trasmissione, cassette registrate
alla mano, "...ad un fiato di sinistra corrisponde un fiato di destra".
Per
concludere bisogna citare il nostro amato web. Internet è praticamente
di centro-sinistra, i siti contro Berlusconi sono orami incensibili. Infatti
basta considerare che il
più importante quotidiano elettronico, IL NUOVO, è vicino
al centro-sinistra.
In
Italia non potrà mai esistere un fascismo informativo, ma solo
una deformazione informativa; per questo chi grida alla censura lo fa
per propaganda e non per un reale pericolo.

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