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Baldassarre e la storia...Il presidente della Rai come molti altri, probabilmente la maggioranza del paese, ritiene che dal 1945 in poi la storia, la cultura, la filosofia sia stata egemonizzata dalla sinistra. Tale egemonia a noi pare tutto sommato giusta in quanto per vent'anni ha dominato una cultura razional-ordinatrice. La sinistra giustamente si è impegnata in un approfondimento critico di tutti gli aspetti culturali, facendo a sua volta dittatura. Molti testi e molti programmi scolastici possono essere presi ad esempio per avvolorare la tesi secondo la quale la cultura di sinistra si sia infiltrata anche dove, per necessità d'equilibrio e di spirito critico, non doveva. Caso a nostro avviso emblematico è la figura di Nietszche, filosofo erroneamente avvicinato ai nazismi. Il filosofo dell'oltreuomo fino agli anni ottanta non veniva nemmeno studiato nelle scuole. Anche oggi molti docenti, nello studio della filosofia contemporanea, sorvolano Nietzsche per approfondire Karl Marx, l'impatto del primo sulla storia del pensiero è, a parer nostro, incommensurabile rispetto al secondo. Tutto ciò si è dilatato nella storia non tanto nella descrizione degli eventi di casa nostra, per i quali francamente le omissioni ci sembrano importanti, ma marginali, quanto per la storia dell'ascesa del comunismo in Russia, Cina, Vietnam, Korea e Cuba. I libri di storia talvolta descrivono come grandi eroi del popolo oppresso, personaggi che in realtà furono dei brutali assassini alla pari di Mussolini e Hitler. Su tutti valga un grande mito dei comunisti d'oggi rappresentato da Lenin, il quale perseguitò ed uccise, tra gli altri, più di ottomila sacerdoti ortodossi, rei di essere vicini alla superata monarchia. Per concludere con le figure troppo spesso ingiustamente celebrate di Fidel Castro e di Ernesto Che Guevara. Il primo, dittatore spietato contro qualsiasi forma di opposizione, padre padrone di un popolo, la cui vita per quanto osannata da tanti comunisti di casa nostra versa in un stato di precaria autorealizzazione psichica, legata in una condizione stantia ed oscura della vita. Il secondo, invece, grande rivoluzionario, amato da tutti i giovani e meno giovani di sinistra, ma in realtà un incapace di creare un futuro dopo la rivoluzione. Il "che", rappresenta un falso ed indegno mito giovanile, che la scuola e chi ha responsabilità dell'educazione dei giovani dovrebbe riportare nella sua giusta luce: un uomo che combatte giustamente per i suoi ideali, ma quando ha la possibilità di metterli in pratica, lavorando al servizio di un paese, che ha liberato dall'oppressione, fallisce miseramente e scappa per combattere altre battaglie fino alla sua morte. La forza di questa revisione della storia poggia sulla fede indefessa dell'anti-fascismo e dell'anti-nazismo, ma allo stesso tempo sulla condanna senza appello del comunismo pratico ed in parte di quello teorico. |
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