Lo sport è scomparso?

L'ultima giornata del campionato italiano di calcio ha evidenziato due situazioni, entrambe al tempo stesso vere e distanti tra loro.

Da un lato lo sport come atto sostanziale è la gioia dell'uomo, la sua vitalità, la sua passione. L'atto sportivo come libertà totale dell'individuo, dove vittoria e sconfitta non sono altro che momenti secondari.

Dall'altro lo sport come appartenenza ideologicamente barbara ad un'identità. Dove l'atto sportivo è secondario alla vittoria od alla sconfitta. Dove queste rappresentano le uniche ragioni d'impegno e di sforzo.

A questa seconda visione dello sport ci opponiamo fermamente. Per La-politica.net è assurdo uno sport dove l'evento viene sottomesso e violentato dal commento del risultato. L'evento sportivo rappresenta l'unico teatro di una messa in scena che prevede diversi finali, mai, però, quest'ultimi devono avvenire in un luogo estraneo al teatro stesso.

Tale visione dello sport conduce al ricatto, alla menzogna, al solo risultato come unica fonte di soddisfazione alla quale abbeverarsi. Tutto viene dissimulato, tutto svanisce ed al tempo stesso tutto diviene lecito per un risultato.

Assurdo in questo contesto ci sembra il tifo e l'esultanza contro una squadra, assurdo che un amante rinunci momentaneamente al suo amore. Il riferimento è ai tifosi laziali, che nel paradosso hanno contrastato la propria squadra per non favorire la Roma.

La Lazio ha così battuto l'Inter non meritando i propri tifosi. Tifare contro qualcuno è contro lo sport, odiare un avversario è antisportivo. Solo chi non comprende la vera natura dello sport può comportarsi come i tifosi della Lazio.

Tifosi, però, che non sono diversi da tutti gli altri, da quelli dell'Inter che cercano di aggredire quelli della Juve rei di festeggiare a Milano, da quelli del Verona che incendiano le automobili dei giocatori o di quelli della Juve che festeggiano con cori avversi agli interisti.

Il vero problema, però, sta nel fatto che questa visione becera dello sport non è rappresentata esclusivamente dal tifoso che fa dell'invettiva e del livore contro l'avversario la sua bandiera, ma da coloro che creano ed alimentano il cosiddetto "calcio parlato". Quando giornalisti e commentatori seminano polemica insinuano inganni e volgarità si rendono responsabili di un omicidio dello sport, contribuiscono alla sua scomparsa...

Basta! Non è più accettabile che lo sport venga violentato da uomini che nutrono sospetti che creano complotti, che vedono in alcuni comportamenti le più grandi nefandezze. Tutti sono responsabili della deriva negativa che lo sport sta prendendo in Italia. Dai giornalisti, ai giocatori, dai presidenti ai tifosi tutti sono colpevoli. Lo sport è esempio, è attenzione dello spirito, che trova nell'atto sportivo il suo pieno connubio con il corpo.

Amare lo sport significa accettarne serenamente i verdetti, significa gioire e piangere. Nello sport non esistono sfumature di grigio che spiegano la realtà, ma solo bianco o nero. Gli stessi colori sociali di chi ha meritatamente vinto il campionato italiano di calcio.

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