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Sui tagli Da qualche settimana l'opposizione diffonde l'infondata notizia che la finanziaria 2003 prevede cospicui tagli nei settori strategici per il paese. Da tale idea la minoranza parlamentare e la minoranza del paese (se ancora si crede nella rappresentanza democratica) ricava la convinzione che il governo toglie i denari dalle tasche degli italiani in modo subdolo, in quanto da un lato realizza un'enorme detassazione, dall'altro rincara tutti i servizi (sanità, scuola, servizi pubblici). In verità con questa manovra economica il governo sta cercando di fare ciò che tutti gli italiani di buon senso auspicano da decenni: ridurre le spese inutili, gestire l'equilibrio entrate-uscite e soprattutto cercare di cambiare la mentalità di chi gestisce gli enti pubblici in un ottica aziendale. Infatti, non è stato tolta nemmeno una risorsa al settore sociale, rimangono immutati i finanziamenti alla scuola e alla sanità, nonché quelli al mezzogiorno d'Italia. Di certo mancano i soldi per le riforme strutturali, mancano i soldi per finanziare adeguatamente la ricerca scientifica, ma di tale ammanco non è possibile incolpare quest'esecutivo. La trentennale gestione statalista e l'attuale crisi economica, tra le più gravi dal dopoguerra, hanno impedito una finanziaria più forte e decisiva. La governabilità è difficile ed abbisogna di tempo, la critica è facile ed immediata. Il tempo dimostrerà se il governo Berlusconi manterrà le promesse fatte oppure se le critiche dell'opposizione sono fondate.
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