Grandi Opere?

L'Italia vive un letargo profondo sulle opere pubbliche, osteggiate dalla deriva fondamentalista di settori dell'ecologia militante. Oggi con una nuova legge di concorso pubblico/privato si potranno realizzare le infrastrutture che il paese vuole.

Siamo favorevoli a tutte le opere pubbliche promosse dal governo, compreso il ponte sullo stretto, la cui realizzazione ha più valenze politico-sociali che concrete.

Tutte, si diceva, tranne una: il Mose di Venezia.

Il progetto prevede di innalzare una serie di paratie mobili da collocare nelle tre bocche di porto, nei tre punti di entrata dell'acqua di mare in laguna, con lo scopo di limitare il famoso fenomeno dell'acqua alta.

Gli studi su tale evento sono molteplici. Tutti concordano nell'affermare, attraverso le molte testimonianze storiche, che "l'acqua alta" sia sempre esistita in laguna.

Altrettanto compattamente constatano un anomalo intensificarsi del fenomeno a partire dagli anni '50.

A tale compattamento scientifico sugli effetti non corrisponde una visione d'insieme sulle cause. Infatti, taluni studi, ritrovano le cause le cause nei cambiamenti climatici, altri in cause magnetico-spaziali.

Di tutte le cause possibili a quest'intensificarsi del fenomeno, che portò nel 1966 la immersione totale di Venezia, ne privilegiamo una:

Lo scavo, avvenuto nei primi anni '50, del Canale dei Petroli: un tratto di laguna che doveva favorire e favorisce l'entrata delle petroliere dirette al porto industriale di Marghera. Questa sottrazione di "terra" dal fragile ecosistema della laguna ha elevato il volume d'acqua complessivo.

Questa teoria, che parte da quella dei flussi, che taluni studiosi come il Dr. Albert J. Ammerman della Colgate University negli Stati Uniti ritengono il fondamento per uno studio delle dinamiche dell'ecosistema lagunare, è suffragata anche da una nostra motivazione poco scientifica, ma molto filosofica.

In una sorta di "contrappasso" dantesco nel passato l'entrata di detriti dai fiumi stava causando l'interramento della laguna, oggi l'entrata di acqua salata in eccesso potrebbe essere responsabile dell'immersione di Venezia.

La soluzione al problema non è quindi bloccare l'acqua, ma riequilibrare il complesso rapporto tra acqua salata, acqua dolce e terra. La letteratura in proposito è ampia, ma varia. Per questo si dovrebbe convocare un approfondito seminario, nel quale tutte le tesi e tutte le opinioni hanno spazio, nel quale non prevalgano interessi economici, ma il solo esclusivo bene della laguna.

Per quello che ci riguarda esprimiamo il più convinto NO a tale opera per 5 ragioni, scientifiche e non, così riassunte:

1) Il rapporto tra costi-benefici è tutto da dimostrare, in quanto il blocco dei flussi acquei potrebbe degradare ed uccidere l'ecosistema complessivo che vive nella laguna.

2) Il costo dell'opera, 6000 miliardi di vecchie lire, sembra assurdo rispetto all'utilizzo fatto. In un anno sarà utilizzato massimo 40 volte.

3) La manutenzione sarà immensa, costosa e durerà per sempre.

4) Non è possibile avere un ritorno economico dall'opera

5) Bloccare la natura è sempre stato presagio di sventura, la diga del Vajont ne è un esempio. Preme ricordare che la diga era solidissima. Infatti, non si distrusse, l'acqua tracimò e portò la morte in un'intera vallata. Forse oggi molti si sono dimenticati di quei morti!!!

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