Finanziaria populista?

Ebbene si! Per la prima volta si inizia a ridare progressivamente e non una tantum i soldi agli italiani. E' una finanziaria populista, finalmente nell'accezione testuale del termine: politica che tende all'elevamento delle classi più povere della società.

Infatti, vengono diminuite le tasse a 28 milioni d'italiani, vengono aumentati (non di molto, ma il governo ha promesso aumenti più consistenti) gli ammortizzatori sociali, vengono aumentate, in forma di defiscalizzazione, le pensioni. Ad esempio un pensionato che percepisce 7.500 euro all'anno non pagherà più tasse.

La controprova, che si tratta di una finanziaria che cerca di ridare soldi agli italiani, sta nel fatto che sono piovute critiche e lamentele da tutte le parti politiche.

Per esperienza quando sindacati, associazioni, imprese, opposizioni di governo si lamentano e criticano allora le iniziative prese sono quelle giuste, quelle che vanno esclusivamente verso i cittadini.

Coloro che criticano oggi rappresentano interessi e lobby varie, che non sono il paese, ma solo piccole parti di esso.

La crisi economica, che continua, ha rallentato la realizzazione del programma di governo; non ha, quindi, permesso ampi margini di manovra. Inoltre, la crisi ha spinto il governo a puntare su diversi metodi d'intervento, cercando di limitare la spesa, sostituendo al finanziamento a pioggia un diverso modo di spendere.

I primi che si sono lamentati sono stati i comuni, le regioni e le province, perché sono i primi che spendono senza, a nostro avviso, attenzione sulle piccole cose. Sulle grandi spese siamo certi che, oggi, gli enti considerano tutti gli aspetti, ma su quelle abituali e minori c'è una totale disattenzione. Ad esempio sulla cartoleria o sui trasporti e in generale sulle spese comuni vi sono sprechi enormi, e, di contro, non si investe quanto si dovrebbe sull'informatizzazione sia del personale che delle procedure.

L'esempio fatto dal governo sulle spese di viaggio all'estero è indicativo, vi sono, soprattutto regioni, che spendono nei viaggi cifre assurde.

Nonostante tutto il governo è riuscito a creare agevolazioni alla piccola impresa riducendo l'IRPEG e l'IRAP, ha, di contro, scontentato la grande industria riducendo la DIT, che, a nostro avviso, non è stata una regalia del centro-sinistra, ma un provvedimento che ha finito il suo valore di finanziamento da parte dello Stato.

Le critiche politiche si sono soffermate su due punti: i finanziamenti al sud e il concordato fiscale.

Sul secondo non c'è molto da dire, l'attuale maggioranza ne parlava da anni, ha vinto le elezioni anche proponendo questo concordato per due/tre anni tra imprese e fisco.

Sul primo punto le difficoltà sono molto maggiori, il governo ha deciso di eliminare il finanziamento a fondo perduto e di provvedere volta per volta ai bisogni del sud. In definitiva ha deciso di mettersi in gioco direttamente, senza fare assistenzialismo. Il giudizio dovrà necessariamente essere rimandato alle applicazioni operative.

Spesso La-politica.net ha criticato l'ottimismo con cui il premier e il ministro dell'economia spandevano qualsiasi discorso economico, ma deve ricredersi in quanto l'ottimismo giusto senza illusioni è la natura della speranza stessa.

Invochiamo, quindi, un rinnovato ottimismo, ma consigliamo di non esagerare, perché l'esagerato ottimismo nasconde i problemi.


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