Conflitto d'interesse

In Italia sembra che tutte le questioni di natura politica, soprattutto intorno ai rapporti tra economia e politica, siano iniziate dal 1994. Prima di allora in Italia la politica non si sa bene di che cosa si occupasse. Il 1994 sembra un anno chiave per la politica italiana.

Tutti i movimenti hanno preso vigore, i partiti sono rinati, i dibattiti prima relegati ai margini dell'interesse pubblico ora rivestono primaria importanza. La causa di tutto ciò non può non essere ricondotta alla figura di Silvio Berlusconi. Il suo essere uomo economico ed al tempo stesso uomo politico ha scatenato forti emozioni politiche, paragonabili alla caduta del fascismo o al terrorismo delle brigate rosse. Il problema politico era uno: il conflitto d'interessi.

La domanda era semplice: è concepibile che un uomo, il quale possiede degli interessi economici reali, possa rivestire una carica pubblica? La risposta possibile deve considerare il fatto che non esiste uomo che non abbia interessi. Detto questo è palese che la soluzione di questo problema qualsiasi sia l'interesse in gioco deve riguardare tutti i cittadini. In questi anni il problema, invece, di essere ragionevolmente superato è diventato strumento d'attacco e di difesa politica.

Oggi il problema sembra risolversi in una commissione di vigilanza, sulla cui natura si sa molto poco. L'arma del conflitto è stata usata da entrambe gli schieramenti politici senza il buon senso di risovere un problema comune insieme.

Quello che rimane di tutto ciò è il fatto che in Italia non si riesce a trovare delle soluzioni generali a problemi pratici.

Reato è usare il potere politico per interessi privati. Il conflitto emerge quando ciò avviene, non con il semplice possesso d'interesse. Se un cittadino possiede dei beni e diventando politico ottiene, sfruttando il suo potere, altri beni commette reato. Se, invece, possiede dei beni e diventando politico non usa il suo potere per procurare altra ricchezza, conflitto a mio modo di vedere non c'è.

Quindi, ben venga una commissione che giudica e punisce tali situazioni, ma in nessun caso bisogna obbligare un uomo a privarsi di ciò che è suo e di ciò che ha guadagnato.

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