P.M. Partito Magistrati

Dal 1989 andiamo dicendo che i magistrati hanno acquisito poteri abnormi e non legittimi, inglobando in se non solo il terzo, peraltro costituzionalmente inesistente, potere dello stato, ma anche il quarto: il giornalismo.

L'apoteosi di tale abnorme dimensione dello stato di democrazia si č concretizzata con la relazione del segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Carlo Fucci, a Venezia, il quale ha paragonato l'attuale disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario, in discussione del Parlamento, alle leggi fasciste di annullamento dell'autonomia ed indipendenza della magistratura.

In realtā, a noi, non preoccupa l'accusa e le critiche infondate ed odiose proclamate, ma siamo allarmati dalla ricerca enfatica ed ossessiva di consenso di cui si č reso protagonista. Questo "mezzo" magistrato, nella misura in cui l'altro "mezzo", di cui è composto, č politicizzato, ha bramato telecamere e microfono come solo il più avvezzo politico può fare.

In tale comportamento ravvisiamo il cancro dello Stato venuto alla luce, come detto, nel 1989 e divenuto metastasi diffusa negli anni di tangentopoli.

La magistratura ha voluto e vuole sostituirsi alla politica, perché pensa che lei al potere farebbe meglio, risolverebbe d'incanto i problemi. Il tutto nasce da una deriva ideologica, che si nutre del pensiero post-comunista di statalizzare l'individuo. Secondo tale pensiero non è l'individuo che compone la legge, lo stato e, quindi il senso di giustizia, ma è la legge, lo Stato che compone ed indirizza l'individuo.

L'uomo è sentito come imperfezione, mentre la legge è la sacralità della vita sociale, che deve guidare le scelte, animare l'essenza dello Stato e divinizzarsi al cuore dei cittadini, venendo interpretata solo dai suoi sacerdoti: i magistrati.

Contro tutto ciò ci batteremo sempre. L'uomo naturale, l'oltre uomo direbbe Nietzsche è la cifra di qualsiasi giustizia, di qualsiasi legge e di qualsiasi Stato.

L'uomo crea la legge, perché sente che il suo sano egoismo è il limite dell'egoismo altrui. La legge così creata è figlia del dialogo e della discussione (LOGOS) tra gli uomini. Vivendo, quindi, tra gli uomini, non può mai ergersi "al di sopra" dell'uomo, ma sempre considerare il suo nichilismo ed il suo essere mancante.

La riforma, che con enorme fatica il governo ed uno dei suoi più valenti ministri sta cercando di attuare, segue la strada dell'individuo "al di sopra" di qualsiasi legge. Ciò è quanto più lontano ci sia dall'impunità, perché il senso di quell' "al di sopra" si riferisce alle essenze concettuali.

Quindi, è solo la politica ed i politici, come rappresentanti d'individui, che possono amministrare non solo la legge, lo Stato, ma anche il senso di giustizia.

Se un magistrato, nel suo essere individualità, non condivide il senso di giustizia, che nel suo contesto storico viene a crearsi, ha un solo modo per esprime tale non condivisione: diventare politico.

Diventare politico significa essere demiurgo delle leggi. Essere magistrato significa tensione verso la comprensione applicata delle legge. La funzione del magistrato è quella di verificare l'applicabilità della legge ed esprimere le inevitabili mancanze della legge stessa. Mai, però, il magistrato deve dare soluzione a tale mancanza, in quanto non è un potere dello Stato, ma solo un ordine, una funzione.

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