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Il
pool di Milano
Abbiamo
una precisa opinione sul pool di magistrati, che dal 1992-93 opera ed
ha operato a Milano. Per esprimerla ricorriamo allo strumento principe
del giornalismo: l'intervista.
Abbiamo,
quindi, "inventato" un'intervista ad un'impiegata del Tribunale
di Milano, la quale lavora a stretto contatto con quei magistrati.
Come
Pierre Bayle inventò un dialogo per spiegare come si concilia la
presenza dei mali nel mondo con l'esistenza di Dio, così noi, nel
nostro piccolo abbiamo inventato questa intervista per spiegare come pensano
ed operano molti magistrati del Tribunale di Milano.
(In
nero le risposte della nostra immaginaria
impiegata)
Che
aria si respira al tribunale di Milano?
"Dire che si sente
odore di polvere da sparo non è esagerato..."
In
che senso?
"Sembra di essere
in una trincea o in un fortino dove sono tutti uniti nella difesa da un
nemico"
Trincea,
fortino, nemico...sta parlando di un ufficio pubblico o di una guerra?
"Sto parlando di un luogo dove nei corridoi
nelle stanze, ovunque, si parla di politica, delle ultime decisioni del
governo o del parlamento, delle dichiarazioni di quel parlamentare o dell'editoriale
di quel giornalista"
Non
c'è nulla di male nel parlare di politica?
"No, ma lo si fa in modo, secondo me, anomalo..."
Si
spieghi?
"Quando
si parla di politica comunemente c'è un certo distacco, se ne parla,
ma chi ne parla non ha la pretesa d'influire nelle decisioni parlamentari
o governative, invece, nelle discussioni nel Tribunale di Milano, si percepisce
la volontà di intervenire, di cambiare, di decidere, di essere
protagonisti del dibattito politico."
Dove
sta l'anomalia?
"Che queste discussioni politiche all'interno
del palazzo di giustizia sono quasi tutte orientate a condannare le iniziative
del governo."
Viene
criticato il governo nel suo insieme o qualche ministro in particolare?
"Berlusconi innanzitutto, ma lo si fa quasi
sempre in battuta o in barzelletta, il Ministro Castelli con un pò
più di serietà, il Ministro Lunardi è bersagliatissimo,
ma, soprattutto, si chiama in causa Ciampi, che non ha bloccato le leggi
sulla giustizia come il legittimo sospetto o la legge sulle rogatorie
e, in particolare, ha firmato la legge sull'improcedibilità verso
le cinque più alte cariche dello Stato."
Cosa
significa "si chiama in causa Ciampi"? Viene criticato?
"Certo, perché lo si considerava un
uomo di centro-sinistra e si auspicava che non firmasse alcune leggi."
Sta
dicendo che nel Tribunale di Milano, invece, di perseguire i crimini si
affrontano le problematiche politiche nell'intento d'influire nelle decisioni
politiche?
"La verità come sempre è a metà,
i crimini si perseguono con le difficoltà di organico ed organizzazione
del lavoro che tutti i tribunali hanno, ma tutto ciò che può
influire nel dibattito politico ha un attenzione particolare."
Come
si manifesta quest' "attenzione"?
Non vi sono riunioni
o discussioni dove si decide la linea politica da adottare, ma vige più
una sorta di passaparola. Due magistrati discutono, uno di essi riferisce
ad un terzo e così via fino a pervenire ad una linea d'azione il
più possibile condivisa.
Non
ha spiegato la natura di quest' "attenzione politica"?
"Berlusconi! Tutto ciò che può influire nello screditarlo
o nel condannarlo di fronte all'opinione pubblica viene esaminato, sviscerato.
Quasi tutti i magistrati, che lavorano al tribunale di Milano ritengono
Silvio Berlusconi non legittimato a governare il paese, ritengono che
abbia vinto le elezioni in modo ingannevole."
Sta
dicendo che questi magistrati lavorano con l'obiettivo di far cadere il
governo Berlusconi?
"Questo non posso dirlo, ma sicuramente considerano Berlusconi un
poco di buono e mal sopportano nel vederlo a capo del governo del paese."
Questi
magistrati esprimono, quindi, una fede politica?
"Si alcuni in modo palese, soprattutto in relazione al loro passato
di lotta politica giovanile."
Quali
sono i loro partiti di riferimento?
"Non hanno partiti specifici, ma si considerano certamente di sinistra
e una buona fetta manifesta la propria adesione, più che al comunismo,
alle idee ed alle iniziative dei leaders comunisti contemporanei come
Bertinotti, Diliberto e il francese, Robert Hue, che non sapevo nemmeno
chi fosse prima di sentirlo nominare a palazzo di giustizia."
La
loro azione è, quindi, tesa ad una giustizia politica di parte?
Si, loro sono convinti che la giustizia sia dalla loro parte, che Berlusconi
sia un cittadino non limpido, padrone di un impero economico creato da
una speculazione disonesta. Per queste ragioni considerano la loro azione
giusta e, per certi versi, salvifica delle istituzioni del paese. Si considerano
l'unica speranza per la democrazia italiana."
Lei
che giudizio dà di questi magistrati?
Dico quello che vedo: magistrati animati da spirito di giustizia e passione
politica, che combattono contro chi, secondo loro, incarna il nemico,
incarna i valori negativi, è espressione di tutto ciò che
il mondo non dovrebbe essere.
Non
è molto chiaro?
E', invece, semplice: il giudizio su Berlusconi e la maggioranza politica
che lo sostiene è già stato dato, la condanna è su
tutti i fronti, la sfida è trovare le prove di questo giudizio.
I magistrati
di Milano hanno, quindi, invertito il percorso della giustizia?
Si!
Non
vede in tale premeditazione un pericolo per la giustizia con la "G"
maiuscola?
Non lo so, oggi come oggi non si sa più in cosa credere.

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