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| Le
toghe rosse
Si è recentemente svolto un congresso di una associazione di magistrati, chiamata: Magistratura Democratica (M.D.) Seguendo il dibattito nel suo evolversi, abbiamo compreso come in realtà si trattasse di un vero e proprio congresso di partito. Un partito con suoi forti connotati ideologici, vicino alla CGIL, vicino ai D.S., vicino a quella corrente politica, che viene sommariamente definita di sinistra. Sono stati invitati il segretario dei D.S., Fassino, l'ex sindacalista, Cofferati, esponenti della società civile (civile?), "Pancho" Pardi. Sono state espresse considerazioni politiche ed ideologiche, quasi mai si è parlato nel merito dei problemi del mondo della giustizia. Si è detto che il governo crea "...allarme sociale", che "...vuole legalizzare l'illegalità", che "...tenta di fornire illegalità ai potenti". Si è violentata la filosofia, affermando che gli antichi greci cacciavano i capi in favore della democrazia dei molti. In realtà tutta la filosofia socratico-platonica afferma il privilegio del "migliore", afferma la guida della Polis per mano del "migliore", identificato da educazione e responsabilità. In questo senso l'interpretazione corretta è quella del Presidente del Senato, Marcello Pera, il quale afferma l'anti-democraticità (intesa come partecipazione del popolo al governo della polis) di Platone. La cosa interessante del dibattito filosofico di questi giorni sta nel fatto che i magistrati hanno completamente dimenticato la parte delle "Leggi" di Platone in cui si afferma che se un magistrato condannava un innocente, doveva essere incarcerato per il doppio della pena inflitta all'innocente stesso. Ebbene un congresso di magistrati, che in realtà rappresenta un congresso politico, ma con la differenza sostanziale della mancanza di rappresentatività. Tale congresso di M.D. rappresenta in nuce la grave infezione, che sta facendo ammalare lo Stato. Una ferità estesa e profonda, nella quale i magistrati si arrogano il diritto di fare politica ed opinione alla stregua di un politico eletto da milioni di cittadini. E' la rappresentanza, che legittima le opinioni politiche non la carica istituzionale. Solenne compito di un magistrato dovrebbe essere quello di non far mai capire per chi vota... In realtà questi magistrati esercitano un potere, che non hanno: parteggiare, incitare, tifare per una parte politica rispetto ad un altra. L'applauso, tristemente scrosciante, per Sergio Cofferati indica come tale ferita abbia raggiunto l'osso, indica la prossima cancrena dello Stato. Il rimedio non dev'essere, nella maniera più assoluta, l'amputazione, ma la cicatrizzazione della ferita. I magistrati, da magistrati, non possono più esprimere opinioni politiche. Non possono più farlo nel rispetto dello Stato e delle sue Istituzioni. Se essi non condividono la linea politica della maggioranza politica del Paese e del governo, hanno come unica soluzione quella di fare politica, farsi eleggere, diventare uomini politici. |
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