La grande riforma dei codici

Dopo il disastro del nuovo codice di procedura penale varato nel 1989, che ha dato potere monarchico ai magistrati togliendolo sia alla politica (legislativo) che al governo e alle forze dell'ordine (esecutivo).

La maggioranza di governo cercherà di riformare i codici entro il 2003, ridando finalmente il giusto equilibrio ai poteri dello Stato.

Il cattivo equilibrio che si è venuto a creare tra i vari poteri ha permesso che il potere giudiziario con la connivenza dei mass media abbia distrutto un intera classe politica.

Non si sta dicendo che la magistratura ha sbagliato a perseguire i politici che si sono macchiati di disonestà nei confronti del finanziamento dei partiti e della corruzione privata.

Si vuole semplicemente affermare che i poteri della magistratura hanno travalicato, grazie all'uso strumentale e mediatico dell'avviso di garanzia, quelli della politica, sostituendosi ad essa.

La-politica.net vede con favore questa riforma che dovrà essere pensata e discussa a lungo, ma che deve avere come strada principale, quella di equilibrare i poteri dello Stato.

I poteri dello Stato devono necessariamente essere indipendenti, ma non devono essere nella maniera più assoluta paritetici. Lo Stato deve organizzare i propri poteri in forma piramidale.

Al vertice c'è il Parlamento, espressione della rappresentanza del popolo, nessuno può essere superiore a quest'istituto nemmeno il Capo dello Stato, in quanto egli è emanazione di esso.

Il Capo dello Stato deve essere il garante della Costituzione, ma prima deve essere il supremo responsabile del Parlamento. A nostro avviso è più importante la garanzia del Parlamento che non quella della Costituzione, perché la legge scritta sulla quale si basa la nostra società è sempre subalterna alla società stessa e, quindi, ai suoi rappresentanti.

Emanazione del Parlamento è il Governo che prende le decisioni amministrative ed esegue le direttive parlamentari.

Infine, vi è il potere giudiziario che controlla tutti i cittadini senza differenza, ma deve farlo nella somma convinzione che non solo la legge è uguale per tutti, ma che la "dea giustizia" è bendata, non vede cioè chi ha di fronte, ma giudica per ciò che è stato commesso.

Purtroppo in questi hanni molti magistrati hanno più guardato alla faccia ed al nome degli imputati anziché ai fatti ed alle prove.

In questo senso confidiamo che la riforma dei codici allontani dai processi la prova indiziaria nell'unica direzione che la giustizia giusta prevede: la prova oggettiva del fatto.

Speriamo che in futuro non si possa più condannare un individuo senza aver trovato le prove oggettive e materiali della sua colpevolezza.

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