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Sulla magistraturaLa polemica tra magistrati e politici è sempre stata molto aspra. Oggi, però, questa si è trasformata in una vera e propria guerra verbale con barricate e trincee. I politici rinfacciano ai magistrati di occuparsi di politica e di essere politicizzati ideologicamente nel loro agire. I magistrati, invece, rivendicano la loro autonomia e rifiutano qualsiasi intento persecutorio. Al di là degli "attori", che cambiano nel corso degli anni, il vero problema e la "sceneggiatura". L'Italia è una democrazia consolidata, politicamente vi è una buona alternanza ed una buona distribuzione del potere e delle visioni politiche. L'Italia, invece, nell'amministrazione della giustizia è estremamente carente in rapporto ai paesi occidentali. Lentezze processuali, scarcerazioni che in seguito si sono dimostrate sbagliate, percentuali intollerabili di reati di cui non si è trovato i colpevoli, condanne di innocenti per errori o mancanze. Indagare le colpe ed i motivi di questa situazione è estremamente complesso: sulle lentezze processuali le responsabilità sono indubbiamente del legislatore e del numero di magistrati per procura e della loro organizzazione; sulle scarcerazioni facili sono colpe esclusive dei magistrati; sui reati insoluti la colpa è di una legge che toglie alle forze dell'ordine l'autonomia dell'indagine. Su quest'ultimo punto vi è un problema istituzionale: l'identificazione tra potere giudiziario e una parte del potere esecutivo. Lo Stato democratico deve la sua linfa all'indipendenza ed alla relazione tra potere legislativo, potere giudiziario e potere esecutivo. Alla fine degli anni ottanta una brutta legge ha fuso al potere giudiziario quello d'indagine delle forze dell'ordine. Tutto ciò ha portato ad una discrezionalità investigativa e ad un potere d'indagine fuori dal comune. I casi "Mani Pulite" e i processi politico-mafiosi rappresentano un caso lampante. Senza discutere la bontà dei magistrati milanesi e siciliani la storia ha raccontato di un enorme massa d'indagati, d'incarcerati, di rivelazioni di pentiti e quant'altro ed un'altrettanto enorme massa di assoluzioni ed archiviazioni. La storia ha raccontato di processi costruiti sulla base di dichiarazioni soggettive, verificate solo soggettivamente. Anche se il magistrato è in buona fede ed ha anche una giusta intuizione sulla coplevolezza di qualcuno, non gli deve essere permesso di indagare senza una prova oggettiva e di sperare nell'arrivo di prove durante il processo. Una norma fondamentale del diritto morale è fare un processo quando già si hanno prove oggettive di un reato (oggetti, documenti, filmati, audio). Indagare e condannare un innocente è più grave che lasciare in libertà migliaia di colpevoli. Inoltre, vi è la necessità immediata di abolire l'avviso di garanzia, in quanto esso rappresenta a priori una condanna. Se l'avviso nelle norme dovrebbe tutelare l'indigato in realtà il solo essere coinvolto in un procedimento segna, comunque, qualcosa di negativo. Questa negatività è palese. Ad un'indagato non gli si può togliere nessuna garanzia nemmeno quella morale. Inoltre, inviare ad una persona un'avviso d'indagine è stupido, perché potrebbe compromettere l'indagine stessa. |
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