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Le ragazze di Smirne E' passata quasi sotto silenzio la notizia dell'affogamento di cinque ragazze mussulmane a Smirne in Turchia, a cui nessuno ha dato aiuto in quanto la legge islamica proibisce di toccare le donne vergini. Questo silenzio avvalora quella controversa tesi della Fallaci, secondo la quale tutte le notizie che gettano discredito sulle usanze e sui rituali mussulmani vengono smorzate ed attutite nel loro scandaloso clamore. Per ovviare, sospendiamo il giudizio, per riportare asetticamente i fatti (da uno dei pochissimi siti che parlano della questione www.internetica.it): Affoghiamo, salvateci: gridavano a squarciagola cinque ragazze, ma dalla riva alcuni integralisti islamici si sono rifiutati di soccorrerle, perché «Allah non vuole che uomini estranei tocchino una donna»... É successo in Turchia, quando le ragazze, sedicenni, secondo quanto riferisce il giornale Hurriyet, erano andate al mare, nei pressi del villaggio di Urla, vicino a Izmir. Pur non sapendo nuotare avevano voluto fare il bagno e, su prescrizione dei loro insegnanti, erano entrate in acqua vestite. Quando hanno cominciato ad annaspare per il peso degli indumenti, si sono avvicinati alcuni uomini che stavano per gettarsi in mare e cercare di salvarle, ma i loro insegnanti (imam) hanno impedito loro di soccorrerle, gridando «Dio non vuole». Gli inquirenti hanno dovuto ricostruire la storia, avvenuta la settimana scorsa (ndr luglio 2003), basandosi su indagini tardive, perché i familiari delle ragazze non hanno sporto denuncia ed hanno coperto con l'omertà i responsabili della scuola, facendo passare la storia per un incidente. Il padre di una delle ragazze annegate ha commentato l'episodio di omissione di soccorso (un crimine anche in Turchia) affermando: «La morte di mia figlia è stata volontà di Dio». In modo estremamente semplice, ma non semplicistico ci sentiamo di affermare che se esiste un dio che tollera e permette tali abomini, noi siamo contro questo dio e lo vogliamo abbattere con la forza della ragione. Se la tolleranza e il dialogo non bastassero allora impugneremo le armi della persuasione non violenta per impedire che queste culture si diffondano come un morbo, appestando dapprima i più deboli per poi dilagare sull'ignoranza delle masse. Combatteremo l'ignoranza che genera questa cultura incivile e sottosviluppata non già per la sua incoscenza, ma per la sua volontaria e pretederminata convinzione prevaricatrice. |
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