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In morte di un terrorista Il giudizio è sempre qualcosa di approssimativo ed è inficiato dalla cultura soggettiva di chi lo esprime, ma nel caso di Arafat questo si trasforma in una visione d'insieme della storia israelo-palestinese. Il giudizio su Arafat corrisponde a quello sul rapporto tra isreaeliani e palestinesi. Arafat è, era e sarà sempre un terrorista. Il suo impegno a favore della pace è sempre stato strumentale, al solo scopo di ingraziarsi le nazioni occidentali. In quel famoso episodio alle Nazioni Unite in cui stringendo in una mano la pistola e nell'altra un ramoscello d'ulivo disse "non lasciate cadere il l'ulivo" sta la vera natura del leader palestinese. Un uomo dalla natura ambigua, che pretendeva che gli altri imponessero la pace ad un conflitto, di cui lui era il primo responsabile. Arafat non ha mai fermato il terrorismo, perché lui era il capo dei terroristi. Arafat era ed è Hamas, era ed è i martiri suicidi. L'amore che nutriva per lo sceicco Yassin, padre spirituale di Hamas, altro non era che piena condivisione d'intenti. Quando si ricorre al terrorismo, all'omicidio di individui innocenti, la cui colpa è solo di aver un certo passaporto o una stella di Davide al petto, non c'è attenuante, non c'è discolpa, non c'è tolleranza. Arafat è stato il mandante di tutti gli omicidi di cittadini israeliani in ogni luogo del pianeta. Quando si sacrificano i propri figli per una causa, quella causa cessa di aver valore, non ha più alcun significato. L'estremismo islamico è fine a se stesso, i suoi obiettivi si identificano con i mezzi perseguiti. Arafat non voleva uno stato palestinese, ma esclusivamente l'annientamento israeliano, per farlo aveva bisogno di soldi, per avere soldi doveva raccontare che voleva la pace. Solo un occidente stanco ed impaurito può essersi fatto ingannare da un terrorista dai mille volti. Con un volto stringeva la mano a Bill Clinton, con un altro a Saddam, con uno a Chirac con l'altro ai siriani e giordani. Riceveva denari da tutti, anche dalla regione Emilia Romagna e da Saddam, il quale finanziava le famiglie dei Kamikaze. La gran parte di questi denari sono stati spesi nell'acquisto di armi ed esplosivi, il resto è andato nel conto corrente della moglie, la quale ha speso quattro miliardi di vecchie lire per sistemare ed arredare il suo appartamento a Parigi. Le parole, che Chirac ha usato per ricordarlo sono semplicemente da antisemita. La Francia, in questo inizio secolo, verrà ricordata come la terra dell'ipocrisia e della paura. Anche in Italia un Ministro della Repubblica ha proferito parole di gloria per Arafat. Si tratta di Alemanno, il quale, essendo giovane, ricorda solo la fine della storia. |
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