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| Intervista
sull'Europa...
Intervista sulla situazione internazionale e la politica di difesa dell'unione a Cristina Gallach, portavoce dell'alto rappresentante per la P.E.S.C. dell'Unione europea J.Solana Riguardo all'Irak qual'e'la posizione dell'ue? "Il signor Solana e' per l'appoggio totale alle nazioni unite e, dunque, alla possibilità di arrivare ad un'accordo tra le parti ma sotto egida solo delle nazioni unite, bisogna, dunque, che gli ispettori possano lavorare senza impedimenti e dopo valutare la situazione alla luce dei risultati. Le violazioni che ha commesso Saddam Hussein sono violazioni a risoluzioni del consiglio di sicurezza e, dunque, e' quest'organo che deve agire, e' opportuno, dunque, che come e' successo in settembre e ottobre che tutto il dibattito sia portato alle nazioni unite e questa e' la posizione dell'unione europea. Dunque, in ultima deve essere il consiglio di sicurezza ad avere l'ultima parola a riguardo di quei paesi che sviluppano arsenali con armi di distruzione di massa. Quando si approvò la risoluzione riguardo all'invio degli ispettori Solana commento soddisfatto che la risoluzione rifletteva perfettamente la posizione della UE." E riguardo alla Palestina? "E' semplice,bisogna arrivare a due stati uno d'Israele con frontiere sicure e uno palestinese vivibile e tutti gli sforzi della comunità internazionale devono andare in questo senso per arrivare nel 2005 a questo obbiettivo. Il quartetto(USA,Russia,ONU e UE) dunque dovrà creare le condizioni che sono:la fine degli attentati,la creazione di uno stato palestinese solido dove si possano celebrare elezioni e il miglioramento delle condizioni di vita in Palestina." Si parlo' di una probabile conferenza di pace in Italia o altro paese dell'unione. "Per ora niente e' previsto, però, non e' da escludere completamente. Ci sarà invece una riunione (appuntamento ormai regolare) a metà dicembre del gia' citato Quartetto (Powell, Ivanov, Solana e K.Hannan) per valutare lo stato delle cose. E' grazie a questo clima di collaborazione internazionale che si può arrivare a una soluzione." Come puo' l'Unione Europea farsi piu'sentire a livello internazionale vista anche la problematica presenza nell'unione della Gran Bretagna? "Tutti i paesi dell'unione hanno deciso di sviluppare una cooperazione sempre piu' forte per quanto riguarda la politica estera e di difesa e tutti i paesi partecipano con forza anche Gran Bretagna. La posizione della UE è sempre più unificata su la maggior parte dei temi (balcani, medio oriente, etc.), che ci siano ancora differenze è vero ma ci sono dei casi dove è un'altro paese che ha difficoltà ad accettare la posizione comune, in assoluto non bisogna pensare che ci sono paesi che portano problemi all'Unione europea, non è questo l'approccio da tenere. Per quanto riguarda gli Stati Uniti bisogna dire quando non si e'della stessa idea,il nostro obiettivo non deve essere differenziarsi per differenziarsi cioe'cercare il disaccordo per forza ad esempio per la questione Irakena gli Stati Uniti erano contrari a una soluzione tramite le Nazioni Unite ma alla fine e'stata scelta la proposta piu'negoziale dell'unione europea.Altro esempio c'è stato un momento nel quale gli Stati Uniti non volevano più dialogare con Arafat, l'Unione europea si e'sempre dimostrata critica ma non ha mai interrotto il dialogo." E per quanto riguarda la politica di difesa comune e la creazione di un esercito europeo? "Bisogna premettere che l'unione non e' una organizzazione difensiva ma una comunità di diritto e quello che vogliamo è che si possa agire nella gestione di una crisi (es. macedonia) non solo dal punto di vista umanitario o economico, ma anche con una forza militare per dare un'aiuto nella missioni di mantenimento della pace. Si sta sviluppando una forza comune, che non è un'esercito, perche' gli eserciti sono di ognuno dei paesi. Si vuole in fine creare delle unità per alcuni missioni che appena terminato il periodo ritornino ai rispettivi paesi d'origine. Ci stiamo preparando per l'anno prossimo a una di queste missioni e per questo bisogna avere una struttura piu' o meno pronta e avere i meccanismi per decidere a riguardo. Prima di quest'anno non avevamo questa struttura che tutti gli stati hanno al loro interno e che rende possibile queste missioni, da un'anno funziona il comitato militare e lo stato maggiore militare a partire da ora si possono prendere decisioni come queste. Una delle prime missioni partira' il primo gennaio e sara' una missione di polizia in Bosnia, circa 500 membri delle varie polizie europee dovranno fare della formazione aiutare, preparare una polizia giudiziaria e di frontiera, ristrutturare l'apparato di polizia. Ora dopo gli accordi di Dayton queste missioni sono affidate alle Nazioni Unite pero K. Hannan ha precisato che lui non può più destinare ancora altre risorse e che deve essere l'Unione europea a prendersi carico della missione. Questo e'gia' un esempio di come l'Unione sviluppa anche una coesione in campo militare." E per una missione in Macedonia o in Afganistan di cui si parlava? "In questo momento c'e' una difficolta' in una parte del territorio anche se la situazione e' migliorata, ma sara' necessaria una presenza militare fino a meta'del 2003, la NATO vuole restare fino alla meta' del 2003 pero' se NATO e UE arrivano a un'accordo gia' a febbraio l'Unione potrebbe prendere in mano la missione, ci vuole, pero', un'accordo. In Afganistan vista la situazione nulla e' previsto. Olanda e Germania, pero', prenderenno il comando della missione di pace a Kabul con l'appoggio logistico della NATO." |
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