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Guerra giusta?Oggi in Italia c'è ancora chi dice che la guerra in Afganistan è stata un atto immorale ed incivile, che solo la pace ed il dialogo può risolvere i problemi. Pochi giorni fa il segretario del partito, che vuole rifondare il comunismo, ha confermato, in coerenza con il passato, il suo più netto no a qualsiasi intervento militare nel mondo. C'è un problema, però, rappresentato da alcune foto, pubblicate da Sette, supplemento del giovedì del Corriere della Sera. Nelle foto sono ritratte le donne afgane prima e dopo la caduta del regime dei Taleban. L'oppresione del prima è soverchiata dalla libertà e dalla felicità del dopo. Tale considerazione non è il frutto di una visione soggettiva della condizione della donna nei paesi musulmani, ma il definirsi di una liberatoria oggettività. Oggi la donna in Afganistan ha ottenuto la libertà di scelta, può tenere o togliersi il Burqua, può andare o non andare a scuola, può, in definitiva, cercare di autorealizzarsi. Nella visione ortodossa dell'Islam, che i Taleban propugnavano, era la scelta che veniva a mancare, la realizzazione dell'individuo doveva passare attraverso i dogmi della religione-stato. Ogni individuo per i Taleban era uguale all'altro nel rigoroso rispetto dei precetti religioso/statali, non era data la possibilità di alternativa, di non rispetto pacifico. Questo non è nient'altro che il comunismo pratico. Il comunismo nelle sue applicazioni ha incarnato questi valori. Stalin, Mao, Castro non sono distanti dal Mullah Omar, perché applicano alla polis il medesimo metodo politico. In particolare l'elité che detiene il potere politico redige delle regole-leggi in ogni campo della vita dell'individuo. Tali leggi sono supportate da un alto valore, che è identificato in dio, per i musulmani e nel popolo, come unità quasi religiosa, per il comunismo classico. La regola-legge vive, quindi, in un alone spirituale, la cui non osservanza e criticabilità causa il peccato e la colpa per l'individuo. Colui che si macchia con il peccato merita la prigione o la morte. La semplice criticabilità della legge diviene per questi regimi omicidio dello stato/religione e, quindi, la pena deve essere paritetica. In più, questo è il nuce della differenza tra democrazia e regime, alla realizzazione della legge partecipano nei paesi "civili" tutti i cittadini nella forma della rappresentanza. Ogni cittadino con il suo voto concorre nell'amministrazione della polis. Nell'Afganistan di oggi l'individuo può scegliere, tra diversi modi, la cosa più importante per l'uomo: la sua realizzazione. Tutto ciò, per quanto triste possa essere, è stato portato dalla guerra. La guerra ha liberato milioni di individui, che altrimenti non si sarebbero potuti emanciparsi. Non si riesce a comprendere come Fausto Bertinotti, contrario alla guerra tout court, abbia come grande riferimento l'amministrazione politica di Cuba, il cui leader ha ottenuto il potere esclusivamente grazie alla guerra. Il vero problema risiede nel fatto che la sinistra estrema ragiona su ideali di Stato che non potranno mai esistere, per il semplice motivo che nel mondo vive la differenza e l'alterità. L'uguaglianza non è una realtà, ma un cammino, una tensione, essa non avrà, in definitiva, mai esistenza. |
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