Johannesburg
è fallito

Vi
è un motivo su tutti che ha portato al fallimento il vertice mondiale
di Johannesburg: la prospettiva antropocentrica.
Il
tipo d'uomo di Johannesburg, che ha partecipato al grande seminario mondiale
sull'ambiente, ha con se un visione antropomorfa del mondo. Ritiene cioè
che l'uomo sia il centro del mondo e spetta a lui dominarlo ed al tempo
stesso curarlo.
In
tale visione l'uomo non potrà mai fare ecologia vera, perché
in fondo si sente padrone del mondo e si sente in dovere di sfruttare
le risorse ambientali nella stessa maniera in cui in seguito tenta di
porre rimedi.
L'essere
umano vive sul pianeta da poco meno di tre milioni di anni, la terra,
invece ha qualcosa come cinque miliardi di anni...Basterebbe questa proporzione
per capire quanto l'uomo viva nella sua insignificanza rispetto alla ragione
ed esistenza del mondo.
L'unica
ecologia possibile è quando l'uomo sveste i panni, peraltro mai
avuti, del dominatore ed inizia a pensare alla natura come essenza di
se stesso.
Paradossalmente
il suo pensiero dovrebbe iniziare a concepire l'inquinamento come
un qualcosa di naturale. L'inquinamento è un evento causato
dall'uomo, ma l'uomo vive nel mondo, quindi inquinare è
naturale
Il
paradosso deve far riflettere nel tentativo di spostare la visione dal
fuori al dentro. Solo guardando il mondo come un dentro
l'umanità potrà finalmente avere cura del mondo. Avere
cura del mondo significa avere cura di se stessi.
Il
problema è arrivato al nocciolo. Cosa significa avere cura di se
stessi? In maniera molto semplice a dirsi, ma estremamente complessa a
farsi, vuol dire avere cura dell'altro da te
In
poche parole fare ecologia o meglio rispettare l'ambiente equivale ad
avere rispetto dell'altro da te. Questo dovrebbe essere il pilastro su
cui si fonda qualsiasi ecologia.
L'uomo,
soprattutto il "cittadino" ha dimenticato tale prospettiva e
perde progressivamente il rispetto per l'altro (per "altro"
è naturalmente da intendersi tutte le cose)
Questo
rispetto, però, non deve mai tradursi in immobilismo, perché
la vita dell'uomo è l'instancabile lotta contro il dolore
che il mondo stesso crea. Basti pensare al freddo e come l'uomo è
riuscito e riesce a combattere questo dolore. In questa lotta l'uomo
consuma e brucia, ma il suo inquinare è possibilità
d'esistenza.
Oggi
la mancanza di rispetto ha portato l'uomo a vivere in case dove di media
il riscaldamento interno supera i 28 gradi.
Domani,
forse, l'uomo scoprirà un modo di riscaldare la
propria casa senza consumare ed inquinare.
Il
discorso sull'ambiente è racchiuso in questo piccolo esempio. Solo
cambiando prospettiva riusciremo ad avere rispetto per il mondo, per noi
stessi e per l'altro da se. L'ineludibile desiderio di allontanare il
dolore con il seguente consumo di risorse deve conciliarsi con il fatto
sempre presente che tale consumo esagerato può condurre l'uomo
ad altro molto più potente dolore: la morte del mondo
Se,
quindi, il consumo è ineludibile con la stessa forza bisogna cercare
senza pregiudizi e con rispetto per l'altro tutte le forme alternative
di energia.
Bisogna
guardare al nucleare e alla genetica con occhi critici, ma al tempo stesso
con speranza. L'atomo e il gene sono natura, l'uomo è natura, l'uso
del gene e dell'atomo è naturale al patto, però, che il
rispetto dell'altro prevalga su ogni cosa.
Ben
venga l'energia pulita grazie all'atomo, ma se anche esiste una frazione
di dubbio o di rischio...nulla vale la vita di un essere mondano.

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