Lezione di francese

Il pericolo è scampato. LE PEN (18,04%) non ha superato la percentuale di voti presa al primo turno. CHIRAC (81,96%) succede a se stesso alla Presidenza della Repubblica.

Il pericolo, però, non è mai esistito. LE PEN è riuscito a concorrere per la Presidenza esclusivamente per la frammentazione del centro-sinistra. Nessuna altra ragione può giustificare ques'evento in quanto i voti del Fronte Nazionale sono rimasti invariati dal '95 ad oggi.

La Francia ha dato una grande prova di se, scegliendo la democrazia ed il dialogo all'autorità cieca ed alla volontà unica. Questo voto comune contro l'intolleranza e la violenza fa ben sperare per il futuro dell'Europa.

In Italia, però, il centro-sinistra non ha colto la vera lezione: tutti gli estremismi vanno allontanati non già dalla discussione politica, ma dall'amministrazione dello Stato. Gli Stati d'oggi con il loro problemi concreti non sanno che farsene dell'estremismo politico; chi fa la coda ad uno sportello per pagare delle tasse non sa che farsene del materialismo storico o della sinistra hegeliana o dell'iperuranio.

I leader del centro-sinistra ancora una volta non hanno colto che l'estremismo in sé è da rifiutare non solo quello di una parte. Se LE PEN rappresenta un estremismo becero e violento, che poggia le sue basi teoriche sulla nullificazione della storia e dei percorsi dei popoli, l'altro estremismo, cioè, quello comunista/no global poggia su altrettante basi, anche se mascherate dall'attenzione ai più deboli.

Non si può dire, come dice Violante: "La Francia dimostra che insieme si vince", perché l'identità e l'insieme sono categorie d'appartenenza comune a valori ed idee. Con quale comunanza il buon Violante può rapportarsi a Bertinotti, il quale sogna un mondo senza il capitalismo (quest'ultima categoria esclusivamente marxista)

Il 26 maggio assisteremo ancora una volta ad un identità forzata, innaturale, che porterà esclusivamente a piccole vittorie, a piccoli scacchi, ma mai ad un reale governo del paese.

LE PEN, in Francia, ha avuto questo clamore immeritato, perché il centro-sinistra non ha isolato da se l'estremismo che più le è vicino, quello comunista. L'isolamento del comunismo avrebbe portato ad un compatto movimento riformista di orientamento sociale. Quest'ultimo avrebbe di certo rosicchiato voti ad un centro-destra che non molto ha fatto per i francesi.

Oramai è tardi, gli accordi per le elezioni amministrative di maggio sono stati presi, ma questo non può non indurci a spiegare ai fratelli di centro-sinistra che stanno commettendo un clamoroso errore. Un'eventuale vittoria nelle elezioni di quel comune o di quella provincia non varranno mai la loro mancata amministrazione.

Non si può illudere i cittadini che votano con fiducia dei rappresentati, quando poi questi ultimi sono impossibilitati non solo a fare vere riforme, ma a prendere decisioni. A Venezia, a Genova, in tutti i comuni, province e regioni dove il centro-sinistra governa insieme ai Comunisti Italiani e a Rifondazione non si riesce ad amministrare pienamente, in quanto i sindaci, i presidenti di provincia, quelli di regione sono più impegnati a dirimere questioni interne alla maggioranza, che a governare.

Non si sta parlando delle piccole differenze tra i partiti nell'affrontare quel problema o quella discussione, ma della differenza profonda che passa tra chi crede in un mondo e chi ne sogna uno completamente opposto.

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